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  SAPODILLA [ SATIRA E RACCONTI BREVI di J G Sapodilla ]
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ASCOLTA I RACCONTI DI SAPODILLA Gli Alberi di Arance e Limoni Vi racconto la storia di Joe Smith, Joe era stato il miglior meccanico della Akme, la fabbrica per ricambi di trattori, fino a quando non era stato trasferito al reparto spedizione, per sostituire il tipo che se ne andava. Joe se stava solo tutto il giorno a riempire scatoloni di ogni tipo che caricava sul camioncino fino all’ufficio postale. A Joe non piaceva per niente il nuovo lavoro, ma poi si era reso conto che in ogni cosa esiste un lato positivo. http://www.smashwords.com/profile/view/Sapodilla

 

 

Ascolta i racconti di Sapodilla

 


22 maggio 2013

Armand e Margherite

Le Tre Educande

Come si è sviluppato il piano di Julien per portare Armand dalla sua parte e renderlo complice? Facciamo un piccolo passo indietro, Julien e Marie sono al loro secondo incontro. All’improvviso Marie si abbassa le mutande e scoppia in lacrime

−Frustami, Julien, sono una sventurata.

Julien le bacia teneramente il sedere.

−Come ha fatto il mio tenero angelo, per meritare di essere frustata?

−Questo tenero angelo ha un debito di cinquantamila franchi. Singhiozza la sventurata. Ma la reazione di Julien davvero la sconcerta.

−Ebbene, mia piccola, sono cose che capitano. A chi devi la somma?

−A gioiellieri, sarti, calzolai, orologiai, a chiunque possa vendere qualcosa che piaccia a una donna. La vita in convento mi intristiva, presi a uscire di nascosto senza l’abito religioso, assieme a una complice consorella, la disciplina non è rigorosa grazie alla Rivoluzione, diventavo la cittadina  Marie. Dapprima ho speso tutta la piccola dote che mi hanno concesso i miei fratelli, dopo mi sono indebitata, ho firmato impegni, il nome della mia famiglia è una garanzia. I miei fratelli pagheranno per evitare lo scandalo, ma io sarò spedita in un convento sulle montagne o missionaria in Africa tra i leoni.

Julien riflette, ammira il delizioso culetto di Marie e riflette. Ripensa alle parole di Marie ‘frustami Julien’ e riflette. Abbraccia Marie, le accarezza le bionde trecce, glie le tira appena per gioco.

−Julien sa sempre cosa fare, fidati del tuo Julien. Ho la persona giusta per ripagare il tuo debito. Tutto rimarrà segreto.

− E cosa chiederà in cambio questo benefattore? Chiede la vocina di Marie.

−Il signor Lucas è molto ricco e molto generoso. Possiamo perdonarlo se trae diletto nello sculacciare un bel sederotto?

−Julien! Vuoi vendermi a quel vinaio perverso? Egli si vanterà in tutte le osterie e i circoli giacobini di come mi ha umiliata.

Julien scuote la testa divertito.

−Gli offriremo le educande.

I Due Corvetti

Chi sono quei due corvetti che zampettano austeri, ma con l’allegria nel cuore, verso il convento? Diamine sono Armand e Julien, tutti neri dalle scarpe al cappello. Ai nostri due non occorre suonare la campanella al portone di ferro, sono attesi, il portone si socchiude, i due compari scivolano dentro e via in silenzio dalla madre superiora. Marie Antoinette li attende assieme a tre colombe, tre floride educande. La parola a Julien

−Madre superiora, lasciate che vi presenti Armand Lucas, uomo pio e generoso, avrete sentito parlare delle sue cantine.

Armand si produce nel suo miglior inchino rispettoso.

−Signori, siete i benvenuti, sedetevi prego− e rivolta alle tre colombe in piedi

−Ragazze, siete state scelte per offrire il vostro sacrificio. Non abbiamo più il nostro re, la Chiesa è perseguitata, le preghiere non bastano. Le vostre nobili famiglie sono fuggite dalla Francia, voi fortunate siete al sicuro.

Le colombe sono perplesse, danno di gomito quella in mezzo, parla tu.

−Quale sacrificio, reverenda madre?

−Il signor Lucas verrà a frustarvi il sedere, un certo numero di volte diciamo. Non dovete farne parola, siete vincolate al segreto a pena di peccato mortale. Ora giratevi e tirate giù le mutande, il signor Lucas, sceglierà quale di voi per prima.

Julien sorride complice ad Armand, che no gli bada, ha altri interessi in questo momento. Armand vorrebbe alzarsi, accarezzare quelle delizie, fugare i timori che sognando, indica la prima a destra della fila, attende un cenno di approvazione della madre superiora, che ordina

−Juliette tu sei la prescelta, vai nella tua cella e aspetta il signor Lucas. Via ragazze, andate.

Armand sorride che pare lo scemo del villaggio, ma sa che deve riprendere il controllo, ora ci sarà il conto da pagare.

−Julien, possiamo far altro per il convento?

Alle parole di Armand, Julien si frega le mani

−Oh, Armand, sapete quanto sono difficili i tempi. Il convento ha poche entrate, i poveri devono essere sfamati, si lascia un debituccio dal fornaio, un altro dal salumiere.

−Fino a quando il debituccio cresce. Di quanto? Interrompe Armand.

Julien fa gesti lievi con le mani. Una sciocchezza per un Armand Lucas, e poi Armand non ha quei tre tondi culetti arditi delle educande?

−Cinquantamila franchi. Naturalmente si tratta di un prestito.

Il gonfio portafogli di Armand pare emettere un sospiro nel venir fuori da una tasca. Armand conta le banconote e le depone. Suor Angelica sorride di beatitudine ogni volta che un’anima ottiene la salvezza, specie se si tratta della sua.

−Pregheremo per voi, signor Lucas. Ma ora andate da Juliette che vi attende, avete fatto un’ottima scelta.

da Armand e Margherite   di J G Sapodilla

Narcissus  ebook  copyright 2012




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20 maggio 2013

Pan per Focaccia

 

PAN PER FOCACCIA

Recco? Questo strano posto della Riviera Ligure di levante di cui molti ignorano l’esistenza e dove mai pensavo di ritrovarmi. Prima che le bombe degli aerei alleati nella Seconda Guerra Mondiale, nel lodevole obiettivo di far saltare il ponte delle ferrovie, distruggessero il paese, Recco era un pugno di splendidi vicoli sotto i portici e le piazzette attorno al Municipio. Orti e piccole casette verso monte. Sulla spiaggia non si vedevano le facce torpide di bagnati e bagnini, ma mani di secoli esperte armavano un veliero. Si, sulla piccola spiaggia si costruivano velieri per la pesca

Da una parte il mare con gli scogli, dall’altra le colline, in mezzo l’Aurelia. E un torrente che scende perpendicolare al mare. Verso monte, subito passato il Municipio, c’erano case, casette e orti. Casette di pietra a secco e case di mattoni, con le facciate colorate di rosso e giallo. L’Aurelia sarà stata di ciottoli al tempo delle carrozze a cavalli, non so. Arrivarci da Genova o da Rapallo in carrozza non sarà stata una cosa facile per il cavallo, tra salite discese e curve. Scendere a Recco dalle colline sovrastanti sarà stato un piccolo viaggi avventuroso a quei tempi per il condadino che portava giu' olio, legna, farina. Un mondo chiuso di uomini coi baffi che sposavano donne di famiglia. Niente turisti e seconde case allora, di più le famiglie nobile e benestanti di Genova andavano a villeggiare nell’entroterra, era di moda il fresco e non il sole e il mare. Vita grama per i recchesi suppongo, anche se non peggio che altrove, di conseguenza grande emigrazione soprattutto in Argentina. Un ligure tira l’altro, partivano portando tutto quello che avevano in una coperta arrotolata. Il treno cambiò il destino di Recco in tanti modi. Una parte importante la ebbe il ponte della ferrovia che passa sopra al paese. Nella seconda guerra mondiale questo ponte era vitale per le comunicazioni, buttarlo giù significava isolare una buona parte della Liguria . E difatti i ponte fu buttato giù dalle bombe degli aerei americani. Ma col ponte fu buttato giù tutto il paese, casa dopo casetta. Non lo fecero apposta, ma come si dice stabilito che il ponte va tolto qualcuno lo deve buttar giù e alle bombe non si comanda. Dopo fu rifatto tutto, ma niente stile ligure e ben pochi orti. Fu rifatto il ponte, grosso e orribile, per paura che cadesse di nuovo. Questa è la Recco nuova. Negli ultimi anni sono stati fatti tentativi per abbellirla, il ponte se non altro é stato pitturato a tinte colorate. I supermercati tardarono ad arrivare, c’erano solo piccoli negozi. Negozi di famiglia spesso, se non sempre, con abitudine peculiari. Ci fu un momento in cui, per incapacità della Banca d’Italia, erano sparite le piccole monete di resto. A Roma e Milano si lasciava perdere, si arrotondava, ma a Recco i signori coi baffi dietro al banco rilasciavano buoni da cinque e dieci lire. Magari avevano ragione loro, ma la cosa mi fece una impressione triste.

Recco mena gran vanto di essere la capitale gastronomica della Liguria, un merito che non viene da grandi chef, ma da madri e nonne che giravano e rigiravano le focaccette nel loro olio d'oliva friggente, scegliendo le farine, le figlie amano il prezzo ma non la qualita'.

Al tempo d'oggi la speculazione immobiliare ha di nuovo messo la testa fuori del sacco senza ritegno: ovunque ci sia un giardino, una scalinata, un pezzo di terra, si scava per far parcheggi, supermercati e lugubri condomini; stretto tra l'autostrada e l'Aurelia, tagliato in due dal ruscello, chiuso tra mare e colline, il paese soffoca e si annoia.

I Racconti di Sapodilla

 

http://books.secretary.it/scheda-ebook/j-g-sapodilla/armand-e-margherite-9781301338405-128618.html

 




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15 maggio 2013

FERNANDO INVISIBILE

Quel pomeriggio ce ne andavamo in tre al caffè di Manolo. Era un giorno d’inverno e mia madre voleva una tazza di cioccolato con i churros dolci. Il caffè di Manolo fa angolo a Jiron de la Union nella Lima coloniale, è un locale di fama e appartiene da sempre a una famiglia spagnola. A Jiron de la Union signore eleganti e tipi oziosi si ammirano nelle vetrine francesi di moda ed entrano nei negozi di sartoria su misura. Le case sono le stesse come al tempo della colonia. Entriamo da Manolo, ma è pieno dappertutto, quel pomeriggio tutta Lima elegante è venuta a mangiare i famosi churros di Manolo. Ma ecco che ci sono tre posti liberi al banco del bar: due vicini, un tipo nel mezzo, poi un terzo posto solitario. Il tipo è sulla trentina, capelli neri lisci, non è tanto alto ma ha la testa a fico d’India.

Io sono una bambina vezzosa e con le maniere gentili, dico al tipo

" Signore, per favore, si potrebbe spostare per far sedere il mio amico Fernando con noi?

Il tipo è incantato dal mio fascino naturale e accetta di spostarsi. Ma quale la sua sorpresa nel vedere la mia mano che si posava sullo sgabello vuoto ‘Siediti, qui Fernando’. Perché Fernando è invisibile. Lilian, mia madre poi mi disse che il tipo era perplesso e forse spaventato. Ma io non badavo al tipo, ero concentrata su Fernando e sui biscotti. Fernando è il mio amico, anche se non potete vederlo. Non me lo sono inventato, è venuto lui da me. Me ne stavo a giocare casa di mia nonna, fuori nel patio, in mezzo alle piante, quando Fernando arriva, sorride e mi tende le mani. Mi devo alzare sulle punte dei piedi e sollevare le braccia per arrivare alle sue mani. In quel momento mia madre viene fuori e mi chiede che sto facendo, vede niente nel patio, nessuno. Da quel giorno andavo sempre con Fernando, dappertutto

" Si può sapere che cosa diavolo facevi tutto il tempo con Fernando l’invisibile?

" Aaah, giocavamo insieme. Fernando mi portava nel regno del piccolo popolo, attraverso una porta nascosta dietro un vaso nel patio di mamama. Non ero sola, giocavo col piccolo popolo quasi ogni pomeriggio.

 

LOLA Racconti SUrreali di J G Sapodilla

ebook Narcissus

 




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10 maggio 2013

FRULLINI

Frullini a Energia Solare
Era cominciata così.
Sam − Ascolta Frank, devi venderne almeno cento prima di Venerdì. E cerca di farti pagare in contanti. Altrimenti non riesco a convincerli a non licenziarti. Gli affari vanno male, siamo in perdita da troppo tempo, forse alla fine del mese chiudiamo.
Frank aveva tentato una scusa disperata, una difesa scontata.
Frank − Sam, sai bene che la gente non sta a comprare frullini di questi tempi, c'è la crisi economica e la bolla finanziaria.
Sam si era acceso un sigaro, si era alzato e ora guardava dalla vetrata in basso verso il fiume, il porto, le luci. Allora Frank aveva preso il campione di frullino a energia solare e se ne era uscito dall’ufficio, poi per prima cosa aveva telefonato a sua moglie che sarebbe tornato Venerdì sera, quindi era sceso in magazzino a prendere lo scatolone da cento frullini, era salito in macchina e aveva cominciato il giro dal quartiere della gente che poteva ancora spendere. Li avrebbe stupiti e aggrediti con questa meraviglia tecnologica, o forse si sarebbe messo a piangere e avrebbe chiesto pietà per la sua famiglia. Dipende da come si mettevano le cose.
Frank aveva già perso il lavoro una volta, sapeva tutto quello che c’era da sapere sull’argomento. Alla fine di una triste mattinata, senza aver venduto un frullino, che sia uno maledetto, gli aveva aperto la porta una specie di megera con una orribile vestaglina a fiori. La donna gli aveva strappato il frullino di mano e aveva gridato.
− Cosa ci dovrei fare con questo coso secondo la tua maledetta ditta?
Frank glie lo aveva spiegato, pacatamente, poi se era andato in albergo, doveva decidere come suicidarsi, non era una cosa di poco conto, ci voleva tempo e attenzione.
All’alba del giorno dopo l’angelo custode lo aveva svegliato con una mano sulla spalla
− Andiamo Frank, ora ci penso io. − E lo aveva portato volando in un quartiere di veri signori.
Al primo tentativo la cameriera negra che gli aveva aperta la porta dopo poche parole era corsa via a chiedere cosa fare. 
− Signora, credo che abbiamo bisogno di un frullino, ci sarebbe giusto un venditore alla porta.
− E tu compra il maledetto frullino e frullami le uova.
Frank si era messo a parlare con la negra.
− E così ti serviva un frullino, sei stata fortunata.
− Non mi servivano frullini, ne abbiamo cinque in cucina. E’ stato per via dello sguardo.
Ora Frank sapeva cosa fare, doveva fare lo sguardo disperato.
Frank aveva venduto tutti i cento frullini a energia solare prima di Venerdì, per questo era tornato a casa in anticipo e ora se ne stava guardare il coccodrillo nel suo letto, quando sentì la voce dietro di sé.
− Togliti Frank, che li ammazzo − gli dice la sua vicina Sally. 
Il coccodrillo si contorce, si afferra il testone verde con le zampotte anteriori e se lo svita. Appare Philip, metà coccodrillo e metà marito di Sally, la biondina col fucile. Da parte sua Frank non perde tempo a farsi troppe domande, non si chiede cosa ci faccia il suo vicino nel suo letto dalla parte dove di solito lui dorme accanto a sua moglie Beth, ma si muove di lato per permettere a Sally di prendere la mira.
− Spara Sally, mira alla testa, altrimenti potremo avere storie col noleggio dei costumi.
− Non preoccuparti per questo Frank, lo sai che vinco sempre il primo premio alla gara di tiro al piattello, nel Giorno del Ringraziamento. La testa di Philip scivola dentro nel costume, ora è un Coccodrillo con molti problemi e senza testa. Sally esita divertita.
− Vieni fuori mio buon Philip, suppongo tu voglia darci una spiegazione.
− Come mai sei qui, preziosa? − risponde la voce di Philip dentro al coccodrillo. Non dovresti essere in Florida alla riunione annuale delle Figlie di Satana?
− Avrei dovuto, infatti. Ma una hostess inesperta ha visto un tipo abbronzato che si accendeva una pipa indiana sull’aereo e ha chiamato gli agenti della sicurezza. Alla fine la hostess ha spiegato che non aveva mai visto una pipa indiana. Poi il meteo ha avvisato che all’arrivo ci poteva essere una tromba d’aria e ce ne siamo tutti tornati a casa. E ora se vuoi spiegarci come mai hai cambiato stanza da letto, prima che spari.
A questo punto l’ippopotamo accanto a Philip approfitta della distrazione, scappa fuori dal letto e prende tutti di sorpresa.
Sally e Frank si voltano a guardare l'ippopotamo che cerca di scendere di corsa i gradini dalle camere superiori alla porta di casa. Sally spara un colpo in aria e tutto il mondo rimane in sospeso.
− Posso spiegare tutto io − si lamenta l'ippopotamo in affanno.
La canna del fucile di Sally passa dalla linea del coccodrillo a quella dell'ippopotamo, il quale appare in evidente stato di agitazione, mentre si tira la coda con forza e si scuote.
− Metti via quel dannato fucile. Sono io, Beth, dentro l'ippopotamo, piuttosto tiratemi la coda, a quanto pare è così che si apre la lampo. Se continuate a metterla a questo modo, me ne torno da mia madre.
Philip riemerge dal coccodrillo.
− Siamo stati a una festa in maschera, io e Beth, da buoni vicini, abbiamo bevuto giusto un goccetto ed eccoci qui. Una cosa che capita a tutti.

Lola  kindle amazon ebook by Sapodilla
copyright 2011




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1 maggio 2013

Potassio in agguato

Potassio vestiva sempre con una maglietta celeste e calzoncini corti celesti, forse sarà stato questo particolare a tradirlo. Nascosto in un portone aspettava il passaggio del tram a Piazza Strozzi. Non era stata una buona idea cambiare il percorso del Tram numero 8 e costringerlo ad attraversare Piazza Strozzi, con due strette curve all’entrata e all’uscita, dove il tram verde composto da due vagoni doveva rallentare quasi a fermarsi. Lo stratega Potassio conosceva questi punti deboli del tram, lasciava passare il primo vagone per non essere visto dal conducente, ma al passaggio rallentato del secondo vagone usciva felino dal portone e posava esperto un sacchettino sul binario prima dell’ultima ruota. Con un orribile boato la ruota faceva esplodere la innocua miscela esplosiva che riempiva il sacchetto. Il conducente, costretto a fermare ogni volta il tram, scendeva, osservava, minacciava l’aria con la barra di ferro per azionari gli scambi, infine sconfitto e furioso risaliva e andava.

copyright J G Sapodilla 2013




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20 gennaio 2013

Processo a Nessie. L'olandese si inalbera

 

 
ATTI DEL PROCEDIMENTO 2199/11 GIOVANNI DI CRISTOFANO & RAFFAELE DE FEO
 Come si può leggere sotto, il presidente della Fondazione Internazionale Escher dichiara che il quadro (presunto Escher) di Raffaele De Feo è un falso e che gente di malaffare cerca di venderlo per autentico. Giovanni Di Cristofano.
 
Subject: FAlso ESCHER A volturara Irpina
 
15.12.2006
- Escher Foundation
“ Please be so Kind to alert all the links that the M.C. Escher Foundation is for 100 % sure that the “il Nessie di M.C. Escher “ is a fake and is not made by M.C. Escher. The owners are very bad people and try to sell a fake. Thank you very much for taken action.
Willem F. Veldhuysen
President
M.C. Escher Foundation “.-
15.12.2006
 
 “this is to let you know that the this image is not an Escher image. It is a fake and it is forgery. Escher never have made a painting and this “ Nessie “ is an absolute fake and it has no value at all!!
This people are dangerous because they try to make money on false things. The M.C. Escher Foundation will not and cannot authorize this piece at all.
Willem F. Veldhuysen Chairman
M.C. Escher Foundation “.-
 
 
December 2006
“this is to let you know that M.C. Escher NEVER HAVE MADE a painting and the mentioned paining of Loch Ness is a fake. You should rectify this message .It is absolutely nonsense. For years this people are trying to get a certificate, but they never will get, because it is a forgery.
M.C. Escher Foundation “.-
 
“Dear Sirs,
There is no doubt about il Nessie di M. C. Escher.
You even cannot speak of a falsification, because that weans that Escher indeed ever has made such a Kind of image. The brutality to call this very bad piece of art an “Escher” is not only ridiculous, but shows that the owners are just impostor. What a pity !
M.C. Escher Foundation
Willem F. Veldhuysen
President “.-
 
 
 
 
 
Dear Mr. Nardiello,
Thank you for your email. Unfortunately, this pictures keeps appearing with the statement that it is an original Escher. Like the M.C. Escher Foundation, we publicly state that this “Nessie” painting is NOT MADE BY M.C. ESCHER.
 
 
 
Mr. Escher NEVER made paintings and certainly not this crude. he was an artist and this look like it has been made by a child. The signature also is not correct and nowhere in his legacy is a sketch of this picture. This Anna Petrecchia clearly is NOT AN EXSPERT and if she decares this painting to by M.C. Escher, she should be considered a charlatan.
Yours sincerely,
MARK Veldhuysen ( licensing@mcescher.com)”.-
 
 
 
29 .01.2007
“ First of all we like to make our apologies for the delay in answering you e-mail.
M.C. Escher has never made a painting. The one you are referring to, is a fake. It is absolute not an Escher. The one who says it is, is a liar.
Yours sincerely
W.F. Veldhuysen
M.C. Escher foundation m.c.escher.foundation@planet.nl
 
 
 
10.02.2011
This is to declare that the picture so called “Nessie” is not made by the
Dutch worldwide famous graphic artist M.C. Escher. Even the oldest son of
M.C. Escher is certain that “Nessie” has nothing to do with the work of
his father.
The M.C. Escher Foundation has the whole file of the late M.C. Escher and
all his notes of what he has made. Nowhere in his file is ever mentioned
this picture.
It is ridiculous that some people like to claim that it is an original
Escher. It is not. It is a fake.
Willem F. Veldhuysen
Cahirman of the M.C. Escher Foundationdation
m.c.escher.foundation@wxs.nl; info@mcescher.com
 
 
 
 
To Whom It May Concern
Again, some Italian newspaper has decided that thye should bring the sensational news that a rare and priceless drawing by the Dutch graphic artist M.C. Escher has been found, depicting the monster of Loch ness.
As already stated by the M.C. Escher Foundation, this so-called Nessie image is NOT drawn, printed, invented, imagined and/or produced by the Dutch graphic artist M.C. Escher.
Mr. Andrea Dipre, the so-called famous art critic and Prof. Dott. Anna Petrecchia, the so-called graphical expert and Registered Member at the Court of Rome (Italy), should both go back to University and claim their tuition fee back…………….Yours sincerely,
—-Messaggio originale—-
Da: mark@mcescher.com
Data: 14-feb-2011 10.20
 
 
 
April 14, 2010 at 5:43 AM
http://www.ghosttheory.com/2010/04/13/lost-drawing-of-nessie-by-escher#comment-18904
Many experts including Escher’s son have already seen the piece and has said it is a hoax.
 Mark Veldhusen, managing director of the MC Escher Company B.V. of Baarn in the Netherlands, said no-one had ever contacted his company or M.C. Escher Foundation which promotes Escher’s work about the “so-called piece of art”.
 “This drawing is not made by M.C. Escher and the signature on the back does not belong to Mr. Escher.
“This drawing was checked by an art expert, Ms Dottore Anna Petrecchia. She apparently is a graphic art expert and is master in crime science and forensic science at the Court of Rome.
“I have no idea who is behind this scam.”
Mr Veldhusen said the Escher Foundation had never refused to examine the drawing because it had never been shown to them.
“Since I have been handling originals for more than 25 years, the Foundation asks me to authenticate original print, which I also do for Christie’s and Sotheby’s when there is doubt over a print.
“Anyone who has any common sense and has seen this picture can tell you that it is not by M.C. Escher.
“It is not his style, nor does the signature even remotely resemble his.”
The drawing – a ‘scam’ say experts.
 And Mr Veldhusen also revealed he had shown the picture to George Escher, the eldest son of the famous artist.
“He burst out laughing when he saw it and said that his father would have stopped being a graphic artist if this was the best he could draw.
“Anyway, whatever they want with it, we don’t know but I am pretty certain no auction house or respected museum wants to burn their fingers on this ‘masterpiece’.”
             mcescherfoundation@planet.nl
 
             We are very lucky that we cannot read and understand your Italian language.
             The only thing we know is, that the “Nessi” is a fake and that M.C. Escher
             never has made this awful print. You can go on with your stupid e-mails, but
             the fact is and will always be: Nessi is not an Escher print and the ones
             that declares the opposite, are silly people.
             M.C. Escher Foundation
 
            —–Oorspronkelijk bericht—–
           Van: culturaitaliana@libero.it [mailto:culturaitaliana@libero.it]
           Verzonden: zondag 13 maart 2011 11:
 
 
 
 
 
 
 
 




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20 gennaio 2013

Processo a Nessie. Ammirate il capolavoro

blog.chatta.it/sapodilla/post/il-processo-a-nessie.aspx

Clikka e ammira il capolavoro di Raffaele De Feo e la sua banda.

ATTI del Procedimento Raffaele De Feo e Giovanni Di Cristofano
Nr 2199/11
Il nostro Raffaele De Feo si muove alla grande. Egli scrive (gli viene suggerito di scrivere?) nientemeno che alla Alla Tate Modern Gallery di Londra e al MINISTERIO DE CULTURA di Spagna, Muso Nacional Centro de Arte Reina Sofia, purtroppo nessuno lo prende sul serio, ma molto gentilmente si rifiutano di esporre il capolavoro inedito volturarense. De Feo aveva già scritto in precedenza alla Escher Foundation, per la quale il capolavoro presunto è un falso neanche degno di essere preso in considerazione. Giovanni Di Cristofano

9 aprile 2010 alle 09:16
T A T E M O D E R N
Bankside London SE1 9TG
Call+44(0)20 7887 8000
Fax+44(0)20 7401 5052
Visit http://www.tate.org.uk
DOTM/Prop/ej-01
02 May 2007
De Feo Raffaele
Sezione Polizia Stradale de Avellino
83100 Via G.Palatucci 16
Italy
Dear DE Feo Raffaele
Thank you for the letter and information that you sent Tate Modern, which have
now been
Discussed by the curatorial team at Tate Modern and have been passed to me for
reply. While we
Appreciate your thoughtful proposal, exhibitions and displays are planned far
in advance. Our
Calendar is now completely booked through 2009, and we are reluctant to commit
to any new
Projects until we are fuether along in planning for the shows that are
currently being organised by
Our own curatorial staff.
I am sorry to be the bearer of such disappointing news, but on behalf of the
team here, I should
Like to wish you every success in realising your idea elsewhere.
Thank you for thinking of Tate Modern.
Yours sincerely,
Aleanor Jones
Director’s Office
Tate Modern
9 aprile 2010 alle 09:19
Inedito Quadro dell’Olandese M.C. ESCHER 1898-1972
Opera datata 1949 tecnica utilizzata carboncino
Soggetto: Nessie e l’UomoNero senza Volto.-
MINISTERIO DE EDUCACION CULTURA Y DEPORTE
MINISTERIO DE CULTURA
Muso Nacional Centro de Arte Reina Sofia
Direccion Salida n. 248 -pecha 22-12-04
Raffaele De Feo
Sovrintendente della Polizia di Stato
Sezione Polizia Stradale di Avellino
Via Palatucci,16
83100 Avellino,ITALIA
Madrid 16 de dicembre de 2004
Estimado Sr.De Feo :
Muchas gracias por su carta en la que nos envia la offerta de venta de una
obra de Maurits Cornelis
Vista y studiata dicha offerta, le comunico que, lamentablemente,no encaja
dentro del proyecto de
Adquisiciones que el MNCARS tiene previsto de manera immediata.
Agradecie’ndole de antemano su interes, y esperando colaborar en un futuro
proximo, reciba un
Cordial saludo
Ana Martinez de Aguillar
Directora M.N.C.A.R.S.
c/santa isabel,52
28012 Madrid
Inoltre


Escher Foundation is for 100 % sure that the “il Nessie di M.C. Escher “ is a fake
A T T E N Z I O N E
La M. C. ESCHER FOUNDATION di BAARN OLANDA al riguardo dice :

"This is to let you know that M.C. Escher NEVER HAVE MADE a painting and the mentioned paining of Loch Nes is a fake. You should rectify this message.It is absolutely nonsense. For years this people are trying to get a certificate, but they never will get, because it is a forgery.

M.C. Escher Foundation."

Il Nessie di M.C. Escher

Siamo l'Associazione culturale Culture Tracks di Pescara che da anni studia e ricerca il rapporto tra M.C. Escher e l'Italia ed in modo particolare con la nostra regione l'Abruzzo. Abbiamo organizzato già diverse manifestazioni dedicate al grafico olandese e, per questo motivo, abbiamo instaurato un rapporto di stima e di fiducia reciproca con la M.C. Escher Foundation di Baarn Olanda.

A tal proposito ricordiamo che la M.C. Escher Foundation, oltre a detenere il diritto mondiale di copyright su tutte le opere di M.C. Escher, è l'unica entità in grado di riconoscere, valutare e stabilire l'autenticità delle opere dell'artista.

Siamo stati incaricati dalla M.C. Escher Foundation di comunicarvi che l'opera "Nessie il mostro di Lochess" da voi pubblica come inedito di M.C. Escher in realtà non è un disegno originale dell'artista olandese.
Rimanendo a vostra disposizione per ogni chiarimento, inviamo Cordiali saluti.
Associazione culturale
CULTURE TRACKS, Pescara

info@culturetracks.org

 

http://blog.chatta.it/sapodilla/post/il-processo-a-nessie.aspx




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20 gennaio 2013

IL PROCESSO NESSIE. LA SCOPERTA

 

 Alcuni anni fa (2005) Raffaele De Feo di Volturara Irpina pretende (o gli fanno credere) di aver trovato nella sua soffitta un quadro capolavoro del grande M.C. Escher. Nel tempo attorno a questo miracoloso ritrovamento si forma una piccola e scivolosa associazione a delinquere, il cui scopo dichiarato è quello di trovare un gonzo che acquisti il quadro per cento e più milioni di euro, ma il cui scopo nascosto è verosimilmente quello di spillare piccole somme di denaro al De Feo: oggi una perizia, domani una consulenza, dopodomani una pubblicazione.  
Nessun vero esperto, museo, galleria prende sul serio il ritrovamento del capolavoro, definirlo un falso offende i falsari, il quadro è uno scarabocchio, un pupazzo lo definisce il padre del Feo.
La parte di Raffaele De Feo in questo evento non è definita, verosimilmente subisce il plagio dei falsi amici interessati che gli riempiono le orecchie di miele: la Fondazione Internazionale Escher è gelosa, i musei sono disonesti, gli esperti amici nostri dicono che il quadro è autentico.
La unica prova presunta di autenticità consiste in una perizia calligrafica (pagata dal De Feo), che riguarda una firma sul retro del quadro, peccato che il figlio di M. C. Escher dichiari di non riconoscere la firma e che il quadro è un falso infantile. 
La stampa paesana del circondario si tiene alla larga o scrive quello che gli dicono di scrivere, il che induce a sospetto di minacce. Personalmente io, Giovanni Di Cristofano, mi sono rifiutato di scrivere che lo scarabocchio è un capolavoro e ne ottenuto una querela del De Feo al Tribunale di Avellino, una querela che a me suona tentativo di estorsione.




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20 gennaio 2013

IL PROCESSO NESSIE . LO SCEICCO

 

A Tribunale di Avellino
 
ATTI del Procedimento Raffaele De Feo e Giovanni Di Cristofano
Nr 2199/11
Poteva mancare lo sceicco sconosciuto che si compra il quadro di De Feo per una somma favolosa? Eccolo qua. Cosa ci dobbiamo aspettare dal nostro Raffaele De Feo e la sua cricca? La gallina che fa l’O di Giotto!
(Commento alla pagina di Giovanni Di Cristofano) .
 
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Volturara Irpinia (AV): Quadro Inedito di Escher venduto per 262 Milioni di Euro?
Pubblicato su 5 marzo 2012 da infosannio Lascia un commento
Come A.N.G.S.E. da Roma Vi informiamo di questa clamorosa notizia pervenutaci da fonti attendibili:
ROMA – Il Nessie di M.C. Escher , un carboncino , uno dei disegni inediti piu’ famosi dell’artista Olandese Maurits Cornelis ESCHER, sarebbe stato acquistato nei giorni scorsi , secondo quanto riportato da fonti attendibili per la somma di 262 milioni di Euro. Ad accaparrarsi l’opera dipinta nel 1949 “ il famoso Mostro di Loch Ness che emerge dalle acque sulle note di un flauto suonato dall’Uomo Nero senza volto” , sarebbe stato uno Sceicco assistito da due dei mercanti d’Arte piu’ importanti del mondo. Il Quadro si trovava in mani private e non in prestigiosi musei mondiali.
Il prezzo polverizza tutti i record precedenti e diventa in assoluto l’Opera piu’ costosa al mondo.
Roma lì 05.03.2012
IL PRESIDENTE NAZIONALE
Michelangelo Marra
Riceviamo & Pubblichiamo




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28 novembre 2012

IL PROCESSO NESSIE. LO STRANO CASO DEL FALSO QUADRO DI M.C. ESCHER

 

Alcuni anni fa Raffaele De Feo di Volturara Irpina pretende (o gli fanno credere) di aver trovato nella sua soffitta un quadro capolavoro del grande M.C. Escher. Nel tempo attorno a questo miracoloso ritrovamento si forma una piccola e scivolosa associazione a delinquere, il cui scopo dichiarato è quello di trovare un gonzo che acquisti il quadro per cento e più milioni di euro, ma il cui scopo nascosto è verosimilmente quello di spillare piccole somme di denaro al De Feo: oggi una perizia, domani una consulenza, dopodomani una pubblicazione.  
Nessun vero esperto, museo, galleria prende sul serio il ritrovamento del capolavoro, definirlo un falso offende i falsari, il quadro è uno scarabocchio, un pupazzo lo definisce il padre del Feo.
La parte di Raffaele De Feo in questo evento non è definita, verosimilmente subisce il plagio dei falsi amici interessati che gli riempiono le orecchie di miele: la Fondazione Internazionale Escher è gelosa, i musei sono disonesti, gli esperti amici nostri dicono che il quadro è autentico.
La unica prova presunta di autenticità consiste in una perizia calligrafica (pagata dal De Feo), che riguarda una firma sul retro del quadro, peccato che il figlio di M. C. Escher dichiari di non riconoscere la firma e che il quadro è un falso infantile.  

(SEGUE)

  Procedimento Raffaele De Feo e Giovanni Di Cristofano

Nr 2199/11
Atti 2199/11
In questa pagina il nostro Raffaele De Feo narra come un antiquario ignoto di Monteforte(!) lo avvisa che il suo scarabocchio potrebbe essere prezioso e di come una galleria di Napoli, sempre ignota, dichiara lo scarabocchio un autentico M.C. Escher. Non mancano un paio di balle finali (vedi in fondo).  Giovanni Di Cristofano.
Da una intervista al giornale i Provinciali.
“Mio padre Giuseppe lo chiamava il pupazzo e voleva buttarlo via”. E’ difficile infatti credere che un agente di polizia si trovi tra le mani, per puro caso, una simile fortuna. Il carboncino si chiama affettuosamente Nessie: rappresenta il mostro di Loch Ness che emerge dalle acque del lago al suono del flauto di un uomo nudo di spalle e senza volto. Ma come ci è arrivato ha dell’incredibile:
Giuseppe De Feo emigrò in Germania nel 1958. Poi si trasferì con la famiglia in Svizzera e lì conobbe un’anziana molto ricca che gli regalò il quadro. Un pegno di amicizia, stima e affetto, ma forse senza neppure conoscere il valore dell’opera, donata appena una decina di anni fa. E alla signora sul retro del carboncino l’artista scrisse una dedica in tedesco: “Di cuore, un amichevole ricordo” seguito dalla sua inconfondibile sigla, dalla data, e dal numero di registrazione. Molti gli elementi di questa dedica che hanno aiutato gli esperti ad autenticare il quadro. Il numero 7 col gambo lungo, i due zeri legati, la “emme” e la “e” identiche a quelle presenti sulle maggiori opere di Escher. Ancora il caso a dettare la scoperta. Giuseppe De Feo l’anno scorso è stato investito da un’auto della polizia e costretto così a rimanere a casa per molto tempo.
«Decidemmo di mettere a posto la casa, ridipingere le stanze, ma dovevamo fare tutto in economia – racconta il poliziotto, unico a lavorare in casa, con moglie e figlio 23enne disoccupato – Così mia madre mi invitò a prendere del materiale nel ripostiglio “magari qualcosa può esserti utile” mi disse. C’erano delle mattonelle e quei quadri che appena li vidi decisi di portarli via. Se in qualche punto la pittura viene male, mi dissi, posso sempre coprire i buchi con questi! Un’antica stampa che ritraeva Napoleone a mezzobusto e il “pupazzo”. Il Napoleone mi sembrava più di valore, così sei mesi fa mi decisi a portarlo ad un antiquario di Monteforte. Portai con me anche l’altro quadro (quello di Escher) per scrupolo. Quando l’antiquario lo aprì scoprimmo la scritta. Mi disse: fai attenzione. Questo potrebbe essere molto prezioso. Non gli ho creduto – racconta ancora il poliziotto – poi però mi sono messo a fare un po’ di ricerche. L’ho fatto vedere ad un sacco di artisti, e ognuno mi confermava che la mano doveva essere quella di qualcuno molto bravo. La conferma è arrivata da Napoli. Una galleria esponeva opere di artisti del novecento. Lo hanno controllato e mi hanno detto: questo è Escher».
Tra quindici giorni “Nessie” andrà in Olanda alla fondazione Escher, dove sarà valutato da esperti. Un curatore della Tate Collection di Londra sarà in Irpinia per lo studio e la valutazione dell’opera. Intanto le più note gallerie d’arte del mondo si stanno movendo per avere l’opera in esposizione.
Nessie non è mai andato in Olanda, soprattutto non ci è andato il Raffaele de Feo. Prudenza. Forse un curatore della Tate è andato a in Irpinia a rifornirsi di fagioli quarantini, che lo aiutassero a emettere una risposta adeguata. (Giovanni Di Cristofano)




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28 novembre 2012

Un giorno e una notte nel carcere di Rebibbia

 

 «Si parte e si torna insieme» di Natascia Grbic
Ci ho messo un po' a decidere di buttare giù queste righe. Ripercorrere con la mente certi momenti non è facile, soprattutto se sei stato vittima di quello che uno a volte anche astrattamente chiama "repressione dello Stato". Mi sono detta però, che certe cose non devono passare sotto silenzio anzi, bisogna urlarle al mondo intero. Questo è per tutti quelli che il 14 novembre sono scesi in piazza e non hanno avuto paura. È per tutti quelli che l'hanno avuta. È per tutti quelli che l'hanno ancora, ma sono determinati a sconfiggerla e riprendersi le strade. È per tutte le detenute e i detenuti, che oltre a essere privati della libertà, "vivono" in condizioni pessime e degradanti, ma mi hanno mostrato cos'è la solidarietà. È per la mia famiglia che non ha mai smesso di sostenermi. È per i miei compagni e le mie compagne che in quel momento ho sentito ancora più vicino. È solo grazie a voi che non sono crollata.
Sono una degli arrestati del 14 novembre. Sono tra quelli che quel giorno sono scesi in piazza insieme a tutta l'Europa per dire che non ci stanno al ricatto dei mercati e della finanza. Sono tra quelli cui è stato impedito nella maniera più brutale di manifestare il proprio dissenso sotto i palazzi del potere. Sono tra quelli che sono stati picchiati, umiliati e trattati come bestie su quella maledetta camionetta.
Questo racconto non vuole spaventare, ma dare forza a tutti gli studenti, i precari, i disoccupati, i lavoratori e i pensionati determinati a tornare in piazza per riprendersi il proprio futuro. Vuole far capire che, anche se ci proveranno in tutti i modi, non si è mai soli, specialmente quando si hanno dei compagni. Perché non esistono sbarre o manganelli che possano fermare un'intera Europa che si ribella.
Sul 14 novembre è già stato detto e scritto tanto quindi, per evitare di essere petulante (nonostante sia una delle mie caratteristiche principali), mi soffermerò più che altro sulla piccola vacanza in carcere gentilmente concessami dallo Stato italiano. Dopo i primi convenevoli della celere sul Lungotevere (calci sui reni, sulla faccia, e le immancabili manganellate sulla testa le quali, anche se vietate dalla legge perché banalmente potrebbero ucciderti, le forze dell'ordine proprio non riescono a fartele mancare), siamo stati trasportati sulla camionetta. Lì, ovviamente, i poliziotti hanno fatto gli onori di casa: e giù a calci nelle palle, insulti, minacce di morte e vessazioni di ogni tipo. Persone con la testa aperta, mani rotte e il sangue che scivolava copioso sono state costrette a sedersi per terra, senza potersi reggere, sbattendo così il proprio corpo già martoriato sui lati del camioncino. Siccome però le forze dell'ordine non sono bestie ma esseri umani, sei ore dopo averci portato in questura hanno chiamato un'ambulanza. "Alla buon'ora", avremmo voluto dire. Abbiamo però evitato, sia per non urtare la loro sensibilità, sia perché la bava che avevano alla bocca faceva un po' schifo e non volevamo esserne investiti in caso si fossero rimessi a urlare. Dopo dieci ore e manco un cracker nello stomaco, arriva il verdetto: carcere. Paura, panico, ansia e terrore iniziano a trasudare dal corpo per quell'unico pensiero: "E mo chi da' da mangiare al gatto?". Il poliziotto, che notavo avere un certo piacere nel comunicarmi la notizia, pregustandosi già una scenata isterica secondo lui tipicamente femminile, ha avuto un immediato calo della mascella nell'assistere alla telefonata tra me e mia madre in cui la istruivo sulle quantità di cibo da dare al felino. Colpo di chioma e testa alta, me ne torno dagli altri fermati insieme a me, comunicandogli la notizia. Quando passi dieci ore in stato di fermo insieme ad altre persone, solo perché avete un'idea di società diversa da quella che ti vogliono imporre, non puoi sentirti solo. L'affetto, la complicità e il sostegno che si hanno quando si condividono gli stessi ideali sono una cosa che non si può capire quando passi la tua vita a eseguire degli ordini. La forza che si tira fuori in certi momenti non deriva solo da te, ma anche da quelle mani che hai stretto durante i cortei, da quegli occhi che hai visto tutti i giorni nei percorsi che crei all'università, dai sorrisi stanchi ma felici che ti rivolgi alle tre di notte quando hai occupato la facoltà.
Arrivata in carcere, sono privata di ogni cosa che potrebbe aiutarmi al suicidio: elastico dei pantaloni, lacci delle scarpe ("scusi, così mi stanno larghe, casco ogni tre passi" - "questioni di sicurezza" - "ma ho le lenzuola in cella, posso impiccarmi anche con quelle" - "eeeeehhhhhh"), reggiseno ("scusi come ci si ammazza col reggiseno?" "eeeeeeeeeeeeeeeeehhhhhhhh"), piercing ("io questi non li levo, non l'ho mai fatto, non so' capace" -"fa come te pare" - "allora tengo anche quest'altri" - "no, se ci riesci, li devi levare" - "ma perché?" - "eeeeeeehhhhhh"), accendino ("si può avere solo quello con la rotella, no con lo scatto" - "perché, che cambia?" - "che quello lo compri qui" - "ah ecco"). Rimango in magliettina, in un clima paragonabile solo a quello dell'Alaska, e chiedo una felpa: "Adesso non si può". Sfidando le intemperie quindi, mi avventuro nel reparto dell'isolamento cui sono stata destinata e lì scopro l'amara verità: ho la finestra della cella mezza aperta. Mai 'na gioia davero. Nessuno mi dice come chiuderla e, avendo io la praticità e la razionalità di un bradipo monco, mi costringo a dormire.
 
Le celle vengono aperte alle otto del mattino e richiuse la sera alle venti. "Rebibbia è un carcere aperto", dicono. Infatti, si poteva liberamente camminare avanti e indietro in un corridoio lungo dieci metri dove il massimo del divertimento era guardare la simpatica porta blindata che si apriva e chiudeva ogni tanto. Arriva la detenuta che porta le colazioni. Le chiedo quanto la pagano, lei schifata dice: "Ottanta euro al mese, per lavorare tutti i giorni dodici ore. Domani però vogliamo scioperare, non è possibile che qui ci sfruttino in questo modo e fuori non si sa nulla". Si potrebbe obiettare che in carcere c'è vitto e alloggio pagato dallo Stato, ma non è proprio così: qualunque cosa, anche quella più stupida che parenti e amici potrebbero mandarti da fuori, deve essere comprata all'interno della struttura. Con un sovrapprezzo chiaramente. Quindi, o hai alle spalle una famiglia che mensilmente versa dei soldi sulla tua "Jail - Card", oppure te la prendi allegramente in saccoccia e ti adatti a una vita che, oltre a essere già dura di per sé, diventa ancora più degradante.
Decido di farmi una doccia. Acqua calda neanche a parlarne. Ai piani superiori riescono a scaldarla nei pentoloni, ma all'isolamento non l'abbiamo, quindi dobbiamo adattarci. Poco male, alle brutte mi prenderà una polmonite. Cerco il phon per i capelli. Aria fredda. Polmonite assicurata. Chiedo un cambio alle guardie carcerarie perché, essendo vestita da due giorni allo stesso modo e avendo anche dormito con quella roba, oltre alla mia vita anche le mie condizioni igieniche iniziano a diventare abbastanza precarie. Mi spiegano che il loro guardaroba è molto disorganizzato e quindi non possono darmi nulla. Chiedo allora di poter chiamare mia madre, così da farmi avere dei cambi. Non ne ho diritto. Chiedo a loro di chiamarla. Non possono. "Quindi rimango così?", chiedo iniziandomi ad alterare. "Signorina guardi che non è mica in villeggiatura". Gli spiego che i detenuti non sono delle bestie e che hanno dei diritti, vengo immediatamente bollata come "scocciatrice" e rispedita nella mia sezione. Dopo aver smosso almeno tre piani e stalkerato diversi secondini, riesco a rimediare una felpa e due mutande.
All'isolamento siamo in cinque. A un certo punto sentiamo sbattere da dentro una cella e andiamo a vedere: c'è una ragazza messa in punizione. Non può uscire da lì per dieci giorni. Chiusa 24 ore su 24. Inorridiamo a questa scoperta. Già noi ci sentiamo come animali in gabbia, chiuse in un corridoio, figuriamoci se si è costretti per dieci giorni, senza uscire, in una cella di due metri per uno. La guardia ci intima di allontanarci, non possiamo parlarle, altrimenti ci viene fatto rapporto e ci vengono dati quarantacinque giorni di carcere in più. Chiaramente, appena si gira, andiamo dalla ragazza, le portiamo l'acqua, il caffè, le allunghiamo una sigaretta. Se c'è una cosa che t'insegna il carcere, è questa: lì dentro non ci si lascia sole. Non importa quello che hai fatto al di fuori: lì, ci si aiuta l'un l'altra nei momenti di sconforto, di paura e di solitudine. La galera ti taglia fuori dal mondo, i contatti con l'esterno per molti sono nulli e rischi d'impazzire. Non c'è ordine dall'alto che tenga quando c'è in gioco il pericolo di una solitudine più grande di quella che già si ha. Fanculo l'isolamento, fanculo gli ordini, fanculo le regole che ti vogliono annullare. Nessuno deve rimanere solo.
Mi arriva la spesa che ho fatto. Ho una bottiglia d'acqua naturale, la bevo e sento che è allungata con quella frizzante. E l'ho pure pagata. Impreco e vado dalla guardia a reclamare l'ora d'aria. Mi dice che non è possibile, non c'è l'assistente che può controllarci all'esterno e che quindi non usciremo. Inizio a scalpitare sempre di più e la mancanza di contatto con l'esterno inizia a devastarmi. Chiedo se i miei genitori hanno cercato di vedermi, se sono venuti i miei amici e i miei compagni. Non possono dirmi nulla. Inizio a incazzarmi veramente. Arrivano le venti e mi chiudono in cella. Le altre detenute accendono il televisore e sento il rumore delle camionette. Si parla della manifestazione del giorno prima. Mi tappo le orecchie per non sentirle, ma la rabbia monta lo stesso per quello che è stato fatto al corteo, a me e ai miei compagni e decido di mettermi a dormire. Tanto non ho nulla da fare. Mi addormento, stavolta un po' in preda al magone. E a un certo punto eccoli: i miei compagni, i miei amici, i miei genitori e i miei fratelli sono lì fuori a urlare che non sono sola, a lanciare fuochi d'artificio e a cantare che "Si parte e si torna insieme". Lì ho iniziato a ridere, la prima risata della giornata. Sento le altre detenute che urlano felici, che sbattono con le pentole sulle sbarre. Io non posso, quelle dell'isolamento sono più grosse e non riesco ad arrivarci, neanche salendo sullo sgabello. Arriva una guardia, ha capito che sono la fuori per me. Un po' infastidita mi dice che deve controllarmi e se va tutto bene. Non potrebbe andare meglio, le rispondo. Mi addormento con le voci dei miei fratelli che, dopo essere stati al freddo per un'ora, se ne vanno. Stavolta non mi addormento col magone, ma felice e piena di una forza che avevo paura di aver perso.
 
Il giorno dopo va molto meglio. Sono arrivate delle nuove ragazze e una di queste è terrorizzata e piange di continuo. Stavolta è il mio turno di aiutare le altre e la consapevolezza di avere questo compito mi da' forza e tranquillità. Io non sono sola ma tante altre la dentro sì: è compito di chi ha questa fortuna far sentire parte di una comunità gli altri che invece lo Stato vuole esclusi. La giornata va avanti tra risate e un po' di lacrime quindi, ma quasi ci dimentichiamo di quelle sbarre che ci opprimono.
 
Dopo un po' succede quello che più mi aspettavo e temevo: mi vengono le mestruazioni. Cari maschietti che leggete, non sentitevi in difficoltà e non distogliete lo sguardo che questa è una cosa tanto naturale quanto rognosa. Specie se ti trovi in carcere. Premetto che mia sorella aveva tentato di mandarmi degli assorbenti, ma niente: le guardie all'ingresso non glieli hanno fatti passare. "Li devi comprare, arrivano mercoledì". Certo, e nel frattempo che si fa? Cara dignità, quanto vogliono distruggerti. Quindi eccomi lì, in palese difficoltà, ad andare a elemosinare tampax dalle assistenti del piano. Dopo un'ora, sette richieste, e tanto disagio, sento una poliziotta che urla il mio nome. Convinta che mi stesse finalmente dando ciò che richiedevo da tempo, mi sento dire: "O esci mo a fatte l'ora d'aria o te tappo dentro". Inutile dire che lo charme e la buona educazione impartitami da mia madre sono andati a farsi benedire in tre secondi, permettendo al lato di chi ha fatto le scuole al Tufello di uscire indisturbato. Anche lì, a cavarmi d'impaccio dalla situazione, è arrivata una detenuta che, in tre secondi, da cosa facile qual era, mi ha allungato il tanto agognato assorbente salvando così quel poco di presentabilità che mi era rimasta. Tra l'altro, l'ora d'aria era peggio del corridoio: si è svolta in un quadrato di cemento minuscolo, con delle mura altissime, separato dalle altre detenute. Quel minuscolo pezzo di cielo che s'intravedeva è stato peggio della porta blindata della sezione che si apriva e chiudeva a intermittenza.
Finalmente la sera la buona notizia: esco. Scatto dal letto, correndo su quelle scarpe senza lacci. "Li rimetti ora?". No, voglio uscire subito. Dalla cella più isolata sento una preghiera "Non ti scordare di me per favore". Non lo farò. La ragazza in lacrime arrivata la mattina mi saluta. Chissà se ce la farà. Respiro. Gli abbracci, i baci, la felicità, i festeggiamenti poi, li abbiamo vissuti insieme. Questo invece è quello che vi posso raccontare nei tre giorni che ho passato solo fisicamente lontana da voi. Di come hanno provato a privarci della libertà, ma non ci sono riusciti. Di come non ci si sente soli quando si ha qualcuno fuori che urla e combatte con te. Della solitudine che può essere sconfitta quando si ha la consapevolezza di avere dei compagni al tuo fianco. Di come i detenuti ti accolgano e ti accudiscano con un amore enorme. Quando si ha tutto questo, niente può buttarti giù. "Si parte e si torna insieme", questo mi sono ripetuta nei momenti di sconforto. Non ho mai smesso di dubitarne. Hanno provato a piegarci, a spezzarci, a romperci, a metterci paura. Noi invece torniamo più forti di prima. Non ci hanno nemmeno scalfito.
 

 




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17 novembre 2012

la super-anagrafe per conti correnti

 

 
Nasce la super-anagrafe per conti correnti, cassette sicurezza e depositi: l'occhio del fisco su importi, movimenti e saldi
In ogni cosa ci sono vantaggi e svantaggi.
I cittadini italiani e stranieri eviteranno, se possono, di depositare risparmi e fare transazioni con le banche Italiane. Poco per volta molti apriranno conti correnti e un conto titoli all’estero, Grandi vantaggi per le banche svizzere, inglesi, ungheresi e così via. E non solo. Una volta che hai un conto all’estero sarai tentato di fare i tuoi acquisti importanti all’estero. Sembrano fantasie, ma l’Europa è piccola, specie per chi vive a Trieste, Como, Imperia.
Se ti fanno una multa, o un qualsiasi ente pubblico si ritiene tuo creditore, a torto o ragione, sia comune, tribunale, regione o provincia, o altro, sei fritto. Equitalia mette la zampa sui tuoi soldi e fai reclamo citrullo. Vai in banca a prendere lo stipendio e ci trovi un buco. Questo mese non mangi, ma sei contento perché prendono i grandi evasori. 
I risparmi che non possono andare in una banca estera saranno di preferenza tenuti in casa, buoni per pagare in contanti. Si svilupperà l’economia del baule.
Impiegati pubblici corrotti venderanno i tuoi dati. Una cosa molto utile per ricatti e per soddisfare i creditori privati dotati di abili avvocati, giusto o ingiusto che sia il credito vantato.
In ogni cosa ci sono vantaggi e svantaggi.
Le famose start up, che tanto si vuole favorire, hanno bisogno di lavorare in nero per decollare, altrimenti le tasse e la burocrazia li soffocano. Molti rinunceranno. Occorreva una moratoria fiscale per le start up. Ma il governo ha bisogno di soldi subito, domani è un altro giorno.
Una azienda italiana o straniera metterà sul piatto della bilancia questa novità.
Che io sia povero o ricco, provo un continuo fastidio e disagio al pensiero che gente sconosciuta conosce i fatti miei. Non mi compensa il fatto che il ricco evasore non potrà farsi lo yacht nuovo.
A questo punto credete che il prossimo ministro dell’Economia la smette di lagnare che ci sono gli evasori fiscali a rovinare l’Italia? Scordatevelo. La stessa zuppa ci fu dato da mangiare con la introduzione dell’Iva, niente più evasione fiscale con l’iva. E il debito pubblico aumentò.
Quali sono i vantaggi? Vedremo tra un anno se le entrate del fisco sono aumentate o diminuite.
Infine, come mai altri paesi non hanno bisogno di spiare i loro cittadini e il loro sistema fiscale funziona benissimo?
SIamo sicuri che non convenisse andare nella direzione opposta e rafforzare la riservatezza? Perché non scegliamo di fare concorrenza alle banche svizzere, austriache, inglesi?  
 
 




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15 novembre 2012

La prima cosa da fare a Roma

La prima cosa da fare a Roma é impedire che la gente si sposti. Non solo molte 'pratiche' possono esser svolte via internet, ma gli stessi impiegati pubblici e privati possono lavorare in parte da casa con un pc. E' il nuovo modello organizzativo Siemens. Le banche ormai viaggiano con questo modello e le agenzie sono vuote. Niente code.
Poi ci sono le piste ciclabili, nella parte in pianura. In altre città, esempio Nizza, bus , taxi e bici condividono la pista. Sappiamo che i tassisti romani e i conducenti Atac vogliono uccidere i ciclisti. Ci vuole pazienza.
Poi ci sono le 'destinazioni d'uso' da ripristinare. Basta villaggi-residence nel deserto e quartieri di soli uffici nelle zone centrali. con la gente che va su e giù in auto.
Per amor di dio basta metro sottoterra. Ripristiniamo le linee tranviare, con corsia riservata.
Ci sono troppe auto ferme, parcheggiate, una parte dei romani deve essere convinta a rinunciare all'auto definitivamente. In questo una riduzione del costo del taxi gioca una parte importante, per esempio possono eesere istituite cooperative che facciano girare un taxi 24 ore. Questo del taxi è un tasto amaro, ci vuole fantasia e diplomazia. .




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7 novembre 2012

La satira non é nostra

 Stammi a sentire, a teatro non ci potevo andare, mancanza di soldi, il teatro era la carrozza a cavalli col rampollo spettatore in cilindro e guanti gialli. Passa il tempo, mi ritrovo con quattro soldi in tasca, sono ricco, vado a teatro. Sei Personaggi In Cerca d'Autore, una tegola. Pirandello ha scritto qualche buona novella siciliana e poi ha sfruttato il nome d'accordo con editori e impresari. Quale autore se li piglia queste sei lagne di personaggi? Una lagna tira l'altra, eccoti Ibsen e Casa di Bambola. Nelle serate buone ti ridanno Oscar Wilde e L'Importanza di Chiamarsi Ernesto. Eschilo una volta sola, quando è troppo è troppo, gli attori furono impiccati a mezz'atto. Perché mai si spendono e spandono soldi pubblici per i teatri, invece di dare una casa ai mendicanti? Per far finta di essere governanti che amano la cultura e tener lontani gli attori dai cattivi pensieri. Non gli venisse in capo di fare la satira. Pensaci Giacomino.

J G Sapodilla




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6 novembre 2012

A SUD QUALCOSA VA BENE

 

 Per avere ripresa e crescita sono necessari investimenti enormi. Vorrei sapere chi al sud verrebbe a fare investimenti ? Una persona sana di mente si guarda bene dal farlo !!!
Vivo al sud e se avessi la possibilita' non investirei certamente qui, in primis per non avere a che fare con la classe politica locale !! (Anonimo Napoletano) -

NIENTE funziona a Sud? La base Nato di Napoli Bagnoli è un modello di efficienza. Ma non è semplicemente una base logistica, assomiglia a una città stato indipendente. Questo è l'esempio da seguire, isole tecnologiche, isole geografiche di produzione, il più possibile separate dall'ambiente circostante, Potranno essere necessarie leggi speciale e perfino una modifica della Costituzione: l'opinione pubblica deve spingere in questa direzione. .




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5 novembre 2012

A UNA PRECARIA

 

Gentile dolce graziosa signora, intuisco facilmente che lei cerca simpatia e rimprovera la società che non le consente di vivere nel migliore nei mondi possibili a suo piacimento. Ora io non mi permetto di entrare nella sua vita, nella sua casa, ma posso raccontare una storia che potrebbe essere la sua, anche se certamente non lo è.
Lei (questa donna ipotetica)  lamenta di essere una insegnate precaria, ebbene è stato bandito un concorso lo vinca e smetta di essere precaria.
E se non vinco, lei mi dirà? Si cerca un altro lavoro. E se non trovo una altro lavoro, lei mi dirà? Ognuno di noi dovrà versare un cucchiaio di minestra nella sua scodella, per farla vivere come prima, questo è giusto.
Sembra crudele? Ebbene, anche gli studenti hanno diritto a vivere nella migliore delle scuole possibili. Invece accade che dopo otto anni di inglese, per esempio, lo studente italiano scenda dal treno a Londra e si impappini nel chiedere ‘A che ora parte il treno per Liverpool, da che binario?
Forse tutti gli insegnanti dovrebbero essere precari e non avere la sedia della cattedra incollata senza condizioni e per sempre.
Lei non ha un uomo in casa, vive con i suoi figli, li educa. Forse un giorno è andata dal giudice col suo bravo avvocato a chiedere il divorzio. Il giudice ha chiesto ai pargoli con chi vogliono stare. Siamo mica scemi, si dicono i pargoli, mamma cucina stira cucina lava ci ammira, guardiamo i cartoni animati e ci porta la nutella cioccolata. Il giudice, quasi sempre donna, le affida casa e pargoli.
Nella Roma antica, di Scipione e Catone, i pargoli svezzati venivano affidati al padre e alla Repubblica, il sistema funzionava, per Giove e Mercurio se funzionava.
Torniamo ai pargoli attuali. Passa il tempo, un giorno i soldi di mamma non bastano per tutti e tutto, i pargoli si devono gettare giù dal nido, non sanno volare e sbattono il culo a terra, infine trovano un lavoro precario nel ristorante di un emigrante bangladeshi.
Certo le storie non sono tutte uguali.
 




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3 novembre 2012

GENNARINO METALMECCANICO

 

 Ti racconto la storia di Gennarino, operaio metalmeccanico in provincia di Napoli. Gennarino è uno scontento e se la prende con la società italiana. La famiglia, i parenti, gli amici di Gennarino si vergognano di vederlo arrivare in tuta da operaio, magari unta di grasso. Mentre il vicino di casa, il dottor Sciaquarulo, esce in giacca e cravatta per andare in ufficio al comune (o alla regione? Non fa niente).
Gennarino! Non ti devi vergognare, tu produci ricchezza per l’Italia, di impiegati pubblici a Napoli e provincia ce ne cresce, e li dobbiamo mantenere, sedia scrivania giacca cravatta.
Per soddisfare se stesso e far vergognare di meno di famiglia, Gennarino con grave sacrificio ha preso la laurea in lettere, studiando la sera e quando poteva. Ora vuole la cattedra, un posto da insegnante di latino.
Gennarino! Non lo sapevi che di laureati in lettere, e in filosofia, (per non parlare degli avvocati), a Napoli ce ne sono troppi? Napoli non ha bisogno di latinisti, servono aziende manifatturiere, servono operai metalmeccanici che producano ricchezza. Il latino lo devi tenere come hobby, per il tuo piacere dopo il lavoro. 
Gennarino dice che avvitare bulloni gli rompe il belino.
Gennarino! La Patria ha bisogno di avvitatori di bulloni, non di latinisti. Non di pubblici impiegati. Fa il tuo lavoro, potrai diventare caporeparto e magari avere la tua fabbrichetta subfornitrice (dove tormentare i tuoi operai). Non ti incazzare con la tua direzione e la società italiana, incazzati coi dipendenti pubblici che sono troppi e producono male e poco. Se gli operai fossero pagati di più e loro di meno, direbbero: 
- Signori miei, sapetevi cosa vi dico? Tenetevi la vostra scrivania, mene vado a lavorare in fabbrica, anche in piedi.
E poi, caro Gennarino, ci sono operai che svolgono lavori difficili e complicati, cose che un professore di latino farebbe fatica a imparare. La vita di questi operai da più soddisfazione che ripetere tutti gli anni la stessa lezione a una classe di svogliati.




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1 novembre 2012

LA SCUOLA DELLE VEDOVE ARABE

La donna araba che rimane vedova è come una valigia caduta dal tettuccio della diligenza durante il percorso. Non se ne può stare da sola, ha bisogno di qualcuno che passi, la raccolga e se la porti a casa.
L’Islam consente di avere più di una moglie e questa legge offre alla vedova maggiori possibilità, se non altro all’interno della famiglia stessa, dove un cugino o un cognato potranno accoglierla e mettersela in casa anche se hanno una moglie.
Un problema particolare si verifica quando la vedova araba è cittadina dello stato di Israele. Israele ammette una sola sposa per lo sposo. Quindi occorre trovare una soluzione diversa per la vedova araba infelice. Israele si fa un punto d’onore nell’aiutare i propri cittadini in ogni circostanza. Nessuno viene lasciato solo. Limitatamente a questo aspetto, Israele si può definire uno stato socialista, laburista se preferite.
Torniamo al punto. Cosa offre l’assistenza sociale alle sue vedove arabe sole e desolate? Un corso. Un bel corso per imparare a fare i cartoncini di auguri per l’anno nuovo ebraico, con materiale riciclato. Un gruppo di vedove, se lo desidera, è riunito in una scuola ove pigolano, forse pettegolano, forse pregano, di sicuro fanno cartoncini d’auguri, con calma. Almeno così fanno ad Hadera, ad Haifa non so, che ne posso sapere.

 J G Sapodilla

               




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1 novembre 2012

Uomini in gabbia

Le gabbie con gli animali nei giardini zoologici e nei circhi ripugnano, perché allora gli essere umani in gabbia nelle carceri non suscitano orrore?

Al tempo della Democrazia Cristiana, ogni due anni circa veniva promulgata una amnistia, forse anche per l’influenza della Chiesa. Ora è il momento dei forcaioli, forse anche della lobby degli avvocati penalisti.
La soluzione del problema sta nel lavoro. Le isole che un tempo erano colonie penali agricole ora sono luoghi turistici, ma lo Stato può recuperare aree dismesse, o acquistare terreni non coltivati a causa del costo dei braccianti. I detenuti potrebbero lavorare all’aria aperta per una minima paga.
I detenuti con una buona istruzione possono dare lezioni ai figli dei poveri. I detenuti non in grado di lavorare manualmente potrebbero dare un contributo a basso costo lavorando al computer, la pubblica amministrazione ha estremo bisogno di informatica. E perché non aprire botteghe a basso costo nelle carceri? Vi saranno pure detenuti barbieri e detenuti calzolai. Le famiglie potrebbero essere incoraggiate ad adottare un detenuto, che porta i bambini a scuola, aggiusta i rubinetti che perdono e porta a spasso la nonna. Le nostre strade in città non sono sempre un modello di pulizia, i giardini sono malcurati, i comuni lamentano di non avere soldi, altre occasioni di lavoro. Oltretutto tenere un uomo in gabbia costa centinaia di euro al giorno, come la mettiamo con la spending review.
La Chiesa potrebbe prendere in affidamento alcuni condannati e mandarli nelle Terre ove i missionari hanno bisogno di aiuto. Con qualche rischio, ai borseggiatori  potrebbe essere affidato il controllo dei luoghi dove di solito i turisti vengono derubati.
La pagnotta di buon vero casareccio è introvabile, per via della troppa manodopera richiesta. Questa è una grande occasione per una panetteria in carcere, aperta al pubblico. . Senza pericolo che ci mettano  una lima, noi siamo già fuori.




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31 ottobre 2012

IL LAVORO RIDUCE IL DEBITO

The Economist riporta una tabella della disoccupazione totale, che tiene conto di tutti quelli che vorrebbero un lavoro, ma non si registrano. La Spagna è al trenta per cento, l'Italia al 23 per cento. Considerate le diversità geografiche nella nostra economia, possiamo stimare che in Calabria o a Napoli la disoccupazione arrivi al 40-50 per cento.
Anche in Germania la disoccupazione è in aumento, probabilmente perchè esporta meno in Europa, gli europei non hanno soldi. Speriamo di essere alla fine di un ciclo mondiale negativo. Perchè il nostro governo con tutta la tenacia per ridurre la corruzione e l'evasione fiscale, ridurre il famigerato spread, applicare la spending review, mi ricorda il bambino olandese col dito nel buco della diga. J G Sapodilla




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