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  SAPODILLA [ SATIRA E RACCONTI BREVI di J G Sapodilla ]
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SAPODILLA - RACCONTI su Ipad e Android

 

 

 

 

 

SAPODILLA

ASCOLTA I RACCONTI DI SAPODILLA Gli Alberi di Arance e Limoni Vi racconto la storia di Joe Smith, Joe era stato il miglior meccanico della Akme, la fabbrica per ricambi di trattori, fino a quando non era stato trasferito al reparto spedizione, per sostituire il tipo che se ne andava. Joe se stava solo tutto il giorno a riempire scatoloni di ogni tipo che caricava sul camioncino fino all’ufficio postale. A Joe non piaceva per niente il nuovo lavoro, ma poi si era reso conto che in ogni cosa esiste un lato positivo. Che lato positivo ci può essere in un reparto spedizioni? Ci arriviamo. Un giorno lo sceriffo e il suo aiutante si affacciano al cancello del giardino di Joe. - Ehy Joe, stai scavando quella buca per tua moglie? Il giorno prima Joe se ne è andato all’ufficio dello sceriffo per denunciare la scomparsa di sua moglie Eleanor Smith. - Sceriffo, sto preparando il terreno per due alberi, limone e arance. Nessuna notizia di Eleanor? Eleanor, la moglie di Joe, non vuole che ci si metta a scavare nel suo giardino, anche le talpe se ne stanno al largo. Ma tutto questo lo sceriffo non può saperlo. - Nessuna notizia Joe - lo sceriffo scuote il capo. - Joe, hai mica ucciso tua moglie? dove l’hai messa? Chi ha parlato per ultimo è l’aiutante dello sceriffo

 

SAPODILLA RACCONTI

 

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21 gennaio 2012

A ME, RENZO TRAMAGLINO

 Sapodilla qui tesse l'elogio della panetteria a due passi da piazzetta Barni, in Rapallo, uno dei pochi luoghi dove il fornaio fa il pane, non é la sublime pagnotta casareccia cotta a legna in quel di Genzano, ma é pane, non l'ignoblle stoppa servita in quasi tutto il resto della Liguria. Una stoppa che paghiamo assai cara, dieci volte il costo.
Si impedisca a un fornaio di possedere piú di un forno, per evitare lo scellerato oligopolio. 
Si aprano panetterie comunali.
Si faccia un concorso per il  Buon Pane di Nonna Papera, fornaio che vince non paga tasse per un anno. 
Si istituisca la Guida della Pagnotta, con stelle assegnate da segreti emissari buongustai.

Ove tutto fallsse, si convochi Renzo Tramaglino per l'assalto ai forni.


 




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15 gennaio 2012

Diciamo basta a questi arroganti

Il presente governo sta tentando di scalfire i privilegi degli avvocati, che sono surreali oltre l'incredibile. Privilegi a danno dei cittadini. Uno per tutti l'obbligo di essere rappresentato, come si dice, da un avvocato in qualsiasi bagatella. Ti capita di mandare a quel paese il vicino di casa? se si tratta di un puntiglioso, e ti fa querela, non ne esci senza danno. Se non corri da un tuo avvocato, e lo  paghi, ti arriva subito la lettera di un altro avvocato che il tribunale ti obbliga ad accettare e pagare. Manco a dirlo un obbligo del genere esiste solo in Italia.
Gli avvocati si compiacciono di essere intoccabili nei privilegi, protestano e minacciano il governo.
E' tempo che noi italiani ci alziamo in piedi e diciamo basta a questi arroganti, se  necessario ricorrendo a ragionevoli forme di violenza, senza far male.

  




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13 gennaio 2012

AGLI ORDINI

Uno studio di architettura in Italia, che voglia risparmiare sui costi, prende architetti indiani o giapponesi , e se infischia di ordini professionali e proibizioni. Li assume con contratti di lavoro a termine o semplicemente li paga a fine mese. Questi immigrati di qualità non possono lavorare in Italia come architetti e vengono come disegnatori, maggiordomi, autisti o quello che vuoi.

Sui disegni dello studio, italiano è il timbro e la firma.




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12 gennaio 2012

I due albanesi

 

I due albanesi

-Gianni.

La voce mi chiama, cammino lungo la strada al sole in ogni stagione, le colline la proteggono dai venti freddi del Nord e riflettono il sole alternandosi durante il giorno col mare del golfo.

-Gianni.

La voce mi chiama di nuovo. Mi fermo e intravedo un tipo coperto dal berretto.

-Gianni non mi riconosci?

Il tipo si leva il berretto, gli sorrido, faccio finta di riconoscerlo.

-Gianni ti ricordi? – Il tipo mi racconti di eventi ed episodi a conferma che ci conosciamo, comincia la solita invitabile conversazione sulla crisi economica e le tasse.

- Adesso non puoi più prendere un caffè al bar, che la guardia di finanza ti ferma sulla porta per vedere lo scontrino – dice lui.

- I ragazzi italiani non trovano lavoro, cosa ne sarà? Gli immigrati invece lavorano e non fanno solo lavori ingrati e duri, sono giardinieri, giornalai, aprono botteghe e negozi, comprano case e fondano piccole imprese – dico io.

-È vero, io ho una bottega di barbiere, tempo fa presi due aiutanti albanesi, che hanno lavorato bene e adesso girano in Mercedes – dice lui.

Ci lasciamo, pieni di pensieri inutili e contenti di essere al sole.

J G Sapodilla




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7 gennaio 2012

Cicloamatore

Una donna si può dimenticare, ma non la bici col telaio in fibra di carbonio e nove rapporti

J G Sapodilla




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2 gennaio 2012

Vista da dietro

 

Vista da dietro
Non vedo una automobile elegante che accosta per farti salire sul sedile posteriore, mentre l’autista in mano il berretto ti tiene aperta la portiera. Eppure mi hai guardato come uno che non ha una villa con i cani doberman in giardino, e la cameriera pizzicata dal postino porta la posta al maggiordomo con la cartolina dall’Africa sul vassoio d’argento, e lo zio gioca disopra col trenino elettrico comprato in Germania. Meglio che ognuno se ne vada a casa per suo conto, bella mia.
Dieci minuti fa,  ti ho vista passare, leggevo i titoli dei giornali al chiosco. Devi essere scesa dal tram, ho sentito il fischio delle ruote frenare sui binari consumati. Per questo ho notato per primo il tuo sedere, tondo, oscilli e dondoli senza classe. Non ho niente per le mani e ti ho seguita.  Alle vetrine di vestiti e biancheria ti sei fermata senza girarti a sorridermi. D’altra parte è bene non sorridere a uno sconosciuto alle sei del pomeriggio. Ti ho aspettata davanti alla entrata della libreria, tanto per farti capire che sono un tipo ben educato. Da vicino il tuo seno non è gonfio e le ginocchia non sono proprio lisce, la tua espressione è sciapa, non ci deve essere molto sale da sciogliere in quella zucca quando piove. Ho deciso che era una perdita di tempo chiederti di entrare a scegliere un libro insieme e ti ho chiesto se volevi venire a casa mia. 
J G Sapodilla




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26 dicembre 2011

ECONOMIA RELIGIOSA - la creazione dei posti di lavoro

Quanti evasori fiscali bisogna creare, per dare un posto fisso a tutti i laureati in legge che cercano di entrare,come si dice in gergo, al Ministero della Economia e Finanze?

Fare l'operario é quasi sempre un lavoro più interessante e utile che non mettere il culo sulla sedia di un ufficio pubblico, di fronte al pc, fingendo di svolgere la pratica sul tavolo. Ma si può far piangere mammà che si vede arrivare il figlio in tuta, mentre il figlio degli Sciaquarulo, i vicini, va in ufficio con la cravatta e l'usciere gli dice Buongiorno Dottore?




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25 dicembre 2011

COME CREARE POSTI DI LAVORO? easy peasy

Come si fa a creare posti di lavoro? Una nostra delegazione va in giro per il mondo e chiede a industriali e investitori a quali condizioni sono disposti a trasferire le loro fabbriche, a Catanzaro o Catania o Caserta, per dire.Facile, easy peasy




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18 dicembre 2011

Bacicin, taxi driver

Il sindaco di Genova é una tipa tosta. Sollecitata dalle proteste dei passeggeri, stufi di essere spennati dal taxi per il brevissimo percorso dall'aeroporto al centro città, il sindaco ha imposto il taxi multiplo a tariffa ridotta. Alla modesta uscita dall'aeroporto, un imponente cartello tuona: taxi multiplo, 6 euro per Brignole, centro città.

Il passeggero Sapodilla esce dall'aeroporto, vede accostare il taxi multiplo di Bacicin, si frega le mani e il portafogli.

- Bacicin, aspettiamo altri passeggeri, non ho fretta - dice Sapodilla.

Come parlare alle nuvole. Bacicin con un sorriso mesto e malvagio spinge Sapodilla all'interno e silenzioso riparte.

A Brignole giunti, Sapodilla porge 6 euro a Bacicin, che offeso rifiuta l'elemosina.

- Sono 20 euro - dice Bacinin e indica il tassametro.

- Ma il cartello dice 6 euro - oppone fermo Sapodilla.

- Quando ci sono 4 passeggeri sul taxi - conclude angelico Bacicin.




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28 novembre 2011

LE DUE SORELLE SIEMENS

La societá Siemens fu fondata nel 1847 in Germania. Passa il tempo e nasce in Italia una sua sorella povera, alla quale la Siemens germanica passa man mano i suoi vestiti usati, vale a dire la sua tecnologia e i suoi brevetti.
Alla vigilia della seconda guerra mondiale il legame tra le due sorelle é molto forte. La guerra  distrugge la Siemens in Germania, la sorella minore prende le  distanze e cambia nome, si chiama Ausonia. In breve tempo la Siemens germanica risorge e la sorella italiana pensa di tornare in famiglia col nome di SIt Siemens. Passa altro tempo, la Siemens di Monaco diventa sempre piú grande ricca e bella. La sorella povera non combina niente di buono, cambia ancora nome e si chiama Italtel prima di sparire.
   




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18 novembre 2011

Non con le tasse ma con le idee si riduce il debito

Certi tipi a a Berlino hanno scoperto che con una telecamera collegata al PC`si possono prendere in modo perfetto le misure per farsi confezionare un vestito da una sartoria. Una scoperta che ognuno puó sviluppare come vuole. Evitare di andare dal sarto per le misure e le prove. Ordinare un vestito a Marrakesh via Internet. Convincere i ricchi cinesi a ordinare on line i vestiti ai famosi sarti italiani.  




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30 ottobre 2011

LIRETTE? No, grazie

Ma l'euro convince?  Alcuni furono scettici fin dall'inizio. Per esempio molti bottegai dissero
 che un euro a 1939 lire di cambio ufficiale non li convinceva. Per noi un euro vale 1000 lire, dissero. Detto fatto un kg di pomodori che costava il giorno prima 1000 lire, passa a un euro il giorno dopo.
Meno nostalgici della lira sono i viaggiatori, che si presentavano a uno sportello di cambio con le lirette stracciate in mano e l'impiegato non capiva se volevano franchi o l'elemosina.
 




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28 ottobre 2011

FINANZA FOR DUMMIES

Il granduca di Curlandia si pose l'alta feluca sul capo, assestó lo spadino al fianco e si infiló gli stivaletti col tacco. Un volteggio e via, si sentiva pronto ad affrontare il Consiglio Europeo che lo aveva chiamato a rendere conto dello stato delle finanze in Curlandia. Al cospetto giunto dei Consiglieri, il Granduca decise per un affondo deciso e immediato.
- Per colmare il buco finanziario di Curlandia, dall'anno prossimo se non da ora, le imprese potranno licenziare con semplice facilitá i lavoratori.
I Consiglieri rimasero in silenzio e il Granduca pensó che li aveva stupiti con la sua audacia. Alla fine uno dei Consiglieri che piú si era lisciata la barbetta gli chiese
- Noi non vediamo come il mettere un poveraccio in mezzo a una strada con la sua famiglia possa ridurre il debito pubblico di Curlandia. 
Un altro consigliere si fa ardito
- Noi si pensava che Curlandia dovesse piuttosto ridurre gli stipendi piú alti dei dipendenti pubblici, che non di rado guadagnano cinquanta volte un operaio.  
Il Granduca si era scritte le risposte a ogni obiezione su un foglietto, ma fruga e rifruga nelle tasche il biglietto non vien fuori. Per nulla persosi d'animo il Granduca riprende a sciorinare le proposte promesse cento volte, fin quando i Consiglieri non lo congedano per cavarselo di torno.
Ma il Granduca ha preparato una uscita d'effetto
- I Curlandesi doneranno l'oro all'Europa, le fedi nuziali in un crogiolo. 
Il Granduca é divorziato.
 




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20 ottobre 2011

Ancora infrastrutture? Oh, no

La Liguria ha mille strade, stradine, viottoli che salgono dal mare alle colline e ridiscendono in entroterra.
 In cima a una collinetta un breve viottolo sterrato ospita a lato un allevamento di una dozzina di cavalli. Con grande sorpresa dei cavalli, un giorno di qualche anno fa il viottolo viene asfaltato e si gode il passaggio di una automobile al giorno. Si chiama sviluppo delle infrastrutture, ma sono soldi pubblici buttati.
Il nostro paese vive con le esportazioni, in qulche luogo in India girano ancora Vespe e Lambrette, ma ora abbiamo bisogno di nuovi prodotti a costi competitivi. Su questo obiettivo bisogna puntare i soldi pubblici. Facciamo un concorso per premiare le idee e le innovazioni, compriamo aziende straniere di punta, mandiamo i ragazzi a studiare dove si ricerca e si inventa.




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15 ottobre 2011

Ma che europei siamo?

Ma che europei siamo? Se sei professore di latino puoi insegnare solo nel paese ove sei nato. Se sei medico o avvocato fuori del tuo paese non sei riconosciuto.  Elettricista o idraulico non ne parliamo, la concorrenza delle arti e professioni n Europa é mostro estraneo. Vorrei avere un sindaco tedesco, un vampiro romeno,  un vinaio francese. Sono troppe pretese?




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4 ottobre 2011

UNA RISORSA CHIAMATA LAVORO

 Atac, azienda bus e tram di Roma, per molti anni significa conti spensierati, autobus rumorosi e assunzioni di dipendenti senza freni.

Tutto passa, in questi giorni il Messaggero pubblica la lettera di un autista assunto da Atac assieme ad altri per una emergenza che ha causato una richiesta di punta di autisti. Finita questa emergenza, i nostri autisti si ritrovano a casa senza lavoro.

Abbiamo una risorsa costituita da autisti esperti e affidabili, ma non utilizzata. Da un altro canto Roma sopporta costi e danni notevoli a causa del traffico delle auto private, ma il servizio pubblico Atac non è flessibile e i taxi sono solo per i ricchi. Una compagnia di trasporto passeggeri flessibile e a basso costo, con una flotta di veicoli di varie dimensioni e autisti che operano a turno anche di notte e nelle feste, potrebbe indurre molti cittadini a non usare la propria auto. La rete internet e i telefonini possono raccogliere tutte le richieste, i computers della compagnia possono ottimizzare il servizio. Il mercato dovrebbe far incontrare le offerte con le domande. Il servizio dovrebbe coprire tutte le esigenze del cliente come per esempio

Ti porto in ufficio tutti i giorni assieme ad altre tre persone

Ti accompagno dalla zia ogni domenica alle cinque

Accompagno i ragazzi a scuola quando piove

Ti porto in centro a fare acquisti con un giorno di preavviso

Ti vengo a prendere alla Stazione

Ogni altro sofisticato servizio vi venga in mente.


La compagnia potrebbe riservarsi il diritto di raccogliere lungo il percorso i clienti con la stessa destinazione. Ogni tipo di servizio potrebbe essere offerto a un costo non legato solo ai km e ai tempi di percorrenza.

Il sindaco potrebbe fornire tutte le licenze, i permessi e i papelli necessari, senza attese penose.

Una banca potrebbe valutare il ritorno degli investimenti, invece di chiedere le case degli autisti come garanzia.




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29 settembre 2011

Il controllore Talleyrand

 

Ai viaggiatori che muovono dalla stazione Termini alla volta di Fiumicino con la navetta express di trenitalia, che li conduce all’interno aeroporto, capita talora una grande fortuna, incontrare il fantasma del principe di Talleyrand, travestito da controllore.

Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord, detto anche semplicemente Talleyrand, 2 febbraio 1754 – Parigi, 17 maggio 1838, appartenente all'illustre Casato dei Talleyrand-Périgord, fu principe, vescovo e politico. Servì la monarchia di Luigi XVI, poi la Rivoluzione francese nelle sue varie fasi, l'impero di Napoleone Bonaparte e poi di nuovo la monarchia, questa volta quella di Luigi XVIII, fratello e successore del primo monarca servito.

Inappuntabile nella divisa stirata, gli occhialini cerchiati in oro pendono sul panciotto, il principe controllore ritira i biglietti ai viaggiatori e constata, scotendo il capo senza rancore, che in massima parte non sono stati obliterati nella apposita macchinetta obliteratrice collocata negli appositi spazi. Incorrono nel peccatuccio soprattutto i viaggiatori stranieri. Famoso per la frase con cui congedava i suoi gendarmi ‘soprattutto non metteteci troppo zelo’ Talleyrand non applica la prevista multa di euro tanti e quanti, ma ritira il biglietto colpevole, se lo ficca in saccoccia e tira avanti, indi sparisce.

Che cosa ne fa Talleyrand di questi biglietti, ancora buoni per essere rivenduti a un altro passeggero? Pare ne faccia grazioso omaggio alla regina Maria Antonietta, per la sua collezione di biglietti del treno e ricette di brioche.

J G Sapodilla




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28 settembre 2011

DEVI SCRIVERE QUELLO CHE DICE PAPA'

 

Vi ricordate quella furia in gonnella nera e camicetta bianca che scrive il pezzo contro l’allevatore prepotente? Man mano che i fogli son finiti li passa al tipografo col berrettino a visiera, e appena il giornale esce fresco dalla macchina chiama il monello perché corra strillando a venderli. Ma ecco arrivano i cattivi cow-boys mandati dall’allevatore disonesto, che a colpi di Smith e Wesson spaccano le vetrine della nostra eroina, la quale afferra il Winchester a 12 colpi e ne ammazza sette. Ecco quella è una giornalista. ‘Ma era iscritta All’Albo dei Giornalisti? ’ mi chiedete voi? No, perché quest’Albo nelle Americhe non esiste. Neanche in Bolivia? Neanche. Neanche a Cuba? Neanche.

Una delle ragioni per cui i giornali americani sono i migliori del mondo, o se preferite sono meno ruffiani e contaballe dei nostri, consiste nell’approccio totalmente opposto all’accusa di diffamazione e calunnia. Negli Usa per prima cosa si difende il diritto del pubblico a essere informato. Colui che si ritiene diffamato deve dimostrarlo. Il giornalista deve solo dimostrare d aver fatto il possibile per controllare la notizia.


La legge contro la libertà di parola e di pensiero su Internet, che il governo attuale vuole far passare in parlamento, ripete uno dei tanti tentativi falliti di esportare su internet quanto avviene da sempre su tv e carta stampata.

La strategia è identica:

- tappare la bocca alle voci indipendenti su internet, con obblighi burocratici, costi, minacce di manette e risarcimenti in tribunale.

- premiare con finanziamenti pubblici il blog e il website che si dimostra ruffiano e ossequiente.

Tutto comincia col Fascismo..

.Mussolini creò nel 1925, unico al mondo, un albo nel quale si dovevano iscrivere i giornalisti. L’albo era controllato dal Governo e messo sotto la tutela del ministro della Giustizia, il Mastella dell’epoca . Nel 1963 l’albo divenne con una nuova legge ordine professionale dei giornalisti con regole, pensione, organismi di controllo, requisiti di ammissione. Una corporazione con dei saldi principi. Infatti nella legge 69/1963 è scritto che: è diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà d'informazione e di critica, mentre è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede.

Luigi Einaudi: “L’albo obbligatorio è immorale, perché tende a porre un limite a quel che limiti non ha e non deve avere, alla libera espressione del pensiero. Ammettere il principio dell’albo obbligatorio sarebbe un risuscitare i peggiori istituti delle caste e delle corporazioni chiuse, prone ai

L’informazione è libera e l’ordine dei giornalisti limita la libertà di informazione. Chiunque deve poter scrivere senza vincoli se non quelli previsti dalla legge.

La legge fascista è stata recepita, come si dice, dalla Repubblica. La professione di giornalista in Italia è regolata da una legge dello Stato: la legge 3 febbraio 1963 n. 69. Questa legge prevede che l'attività giornalistica è un'attività intellettuale a carattere professionale, caratterizzata quindi da quell'elemento di "creatività" che fa del giornalista non un impiegato o un operatore esecutivo, ma, appunto, un professionista. La legge riconosce poi la rilevanza sociale del giornalismo e impone, a chi lo eserciti in forma professionale, di iscriversi obbligatoriamente in un Albo dettandone condizioni e modalità; tutto ciò, soprattutto a garanzia della pubblica opinione e del lettore che è il destinatario dell'informazione. La legge, inoltre, prevede l'autogoverno della categoria, la gestione dell'Albo affidata cioè a giornalisti che siano eletti democraticamente dalla categoria. Si sente molto spesso dire che solo in Italia esiste un Ordine dei Giornalisti. Questo è vero, … .

Peccato che ben pochi italiani siano in grado di leggere i giornali stranieri. Non sapranno mai quanto i nostri giornalisti sono persone creative, che assolvono un compito sociale, mentre i giornalisti stranieri sono un branco di cialtroni, venduti bugiardi e fannulloni. Con gran faccia tosta infatti l’Unione Europea ci ha chiesto con insistenza di abolire quest’Ordine, ma i governi italiani fieramente resistono.

I giornalisti in modo particolare sono soggetti al codice penale per quanto riguarda il reato di diffamazione, un reato definito in modo assai scivoloso, che pare messo apposta lì da Azzeccagarbugli al servizio di don Rodrigo.

Il fatto che chi scrive su internet se ne infischia dell’Ordine dei giornalisti disturba la quiete, obbligarli a iscriversi farebbe ridere il resto del Mondo, allora si tentano azioni di disturbo.




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24 settembre 2011

HAMROL NON VA IN PENSIONE

 Il commesso Hamrol pare la persona giusta per tutti quei tipi in camicia bianca con le maniche corte e due taschini, in mezzo ai quali trova posto il cravattino a righe gialle e blu. Questi tipi saltellano da un aereo a un altro, a nostre spese, per venirci a controllare, ammonire, dirci quello che dobbiamo fare. Essi sono gli esperti delle agenzie di rating, delle banche centrali, dei fondi monetari e ogni giorno una nuova. Nei circoli di questi tipi al momento tira molto aumentare la età della pensione alle donne, se lo ripetono alla fine sicuri di avere trovato quello che ci vuole. Il loro simbolo merita essere il commesso Hamrol, un personaggio realmente esistito e che viene descritto in una bella cronaca di un giornale americano di cui ho dimenticato il nome e me ne scuso. Alla fine torneremo a parlare delle nostre pensioni.


                               Il commesso Hamrol

Il commesso che è lì da più tempo di tutti sa dove sono gli articoli per neonati. Scaffale 14, signora. I cornflakes sono allo Scaffale 13, i tovagliolini di carta allo Scaffale 17. Benvenuta qui da noi, signora.

“Mi pagano per questo sapete,” dice Harry Hamrol, mentre mette in pila una dozzina di lattine di zuppa di pollo e riso.” “Se tu non metti la roba bene in vista puoi cominciare a chiudere.” Oggi è martedì, un giorno come un altro per Harry, al Supermarket Clessidra, Titusville.

Harry, cha compiuto i 100 anni, ha fatto il suo lavoro qui al Clessidra, in Patrizia Street, per 36 anni. Fu un grande avvenimento per tutti, meno che per lui, quando arrivò al lavoro per il centesimo compleanno. Il supermarket diede proprio un bel ricevimento con palloncini colorati, caffè e quattro torte giganti. Ma questo era tre mesi fa, tempo passato.

Intanto le lattine di zuppa hanno bisogno di essere impilate tutti i giorni, dice Harry, e nuove madri hanno bisogno di sapere che gli articoli per neonati sono allo Scaffale 14. Così bisogna che ci stai dietro.

Non ci sono segreti per vivere fino a cent’anni, dice Harry, Niente trucchi, niente formule, niente elisir. Giusto qualche briciola di buon senso.

“Non importa quanto tua moglie ti ha rotto le scatole durante tutto il giorno, dille buonanotte prima di andare a dormire.”

“Non spendere ogni centesimo che guadagni.”

“Metti una cravatta gradevole quando vai al lavoro, e sotto mettici una camicia pulita.”

“Se vedi qualcosa sul pavimento, raccoglila.”

“Stai lontano dalle donne selvatiche.”

Quando Harry nacque, alla Casa Bianca c’era Roosevelt. Non Franklin Roosevelt, ma quell’altro, quello coi baffi. Quando Harry era un ragazzetto, andò alla Esibizione del 1915 nella Baia di San Francisco, impaurito tra la folla a vedere i piloti acrobatici a far nodi per aria.

Harry ha visto tutte e due le guerre mondiali, anche se non ha partecipato a nessuna di tutte e due.

“Troppo giovane per la prima, “dice. ”Troppo grande per la seconda.”

Con la scuola la piantò a 14 anni (“Risposi alla maestra e mi presi uno schiaffo”), e se ne andò a lavorare a Divisadero Street, in una macelleria dove il proprietario aveva appena comprato una strana invenzione chiamata ghiacciaia e le strade della città erano illuminate ogni notte da un uomo con un lungo bastone.

Però, a detta di Harry, non sono tante le cose quanto le donne a essere cambiate.

“Guardale adesso,” dice. ”Portano jeans e si mettono camicette che arrivano fino al collo. Ai miei tempi era diverso, si vestivano in modo carino, erano alte e formose, non quei gamberetti che sono adesso.”

Il suo matrimonio è durato 40 anni, sua moglie è morta a 69 anni. Hanno avuto due ragazzi, come li chiama lui. Il ragazzo più giovane ha 69 anni adesso.

Harry ha lavorato come droghiere, nel noleggio auto, impiegato in una compagnia telefonica, e negli alimentari all’ingrosso, prima di arrivare al lavoro attuale a 64 anni.

Quattro anni fa Harry ha smesso di fumare, tanto per mettersi al sicuro. Ma si fa un bicchiere di brandy una settimana si e una no. Guarda la TV (“Non c’è altro da vedere che la guerra in Iraq”), frequenta la sua Loggia massonica, non ha hobby.

“Se hai un hobby puoi lasciare il lavoro,” dice. “Ma se non hai hobby puoi continuare a lavorare.”

Ogni mattina Harry mangia due fette tostate e beve una tazza di caffè. Ogni sera si riscalda un pollo arrosto per cena.

“Potrei arrostire un bistecca se dovessi farlo,” dice. “Ma non ho voglia di bistecche.”

Harry ci da dentro ogni giorno a risistemare gli scaffali del cibo in scatola e a dare indicazioni ai clienti. Spostare le scatolette in modo che siano bene in vista, riempire i posti vuoti e tenere in ordine, togliere le lattine ammaccate.

“Non c’è niente di male in una lattina ammaccata, “dice. “A parte il fatto che la gente non la vuole comprare.”

Se dici a Harry di andarsene in vacanza ti senti rispondere asciutto “Non me ne vado proprio da nessuna parte,devo trovarmi al lavoro ogni lunedì mattina.”

traduzione e adattamento di J G SAPODILLA

Torniamo a questa idea geniale di aumentare la età della pensione alle donne. Un colpo di genio contabile, ma vediamo cosa accade nel mondo reale.

Mandi una donna a casa a 65 anni, invece che a 60, e risparmi 5 anni di pensione.

Bello.

Ma devi pagarle lo stipendio fino a quando non va in pensione.

Vero. Ma in cambio dello stipendio lei offre il suo lavoro. Per la pensione offre niente.

Giusto. Ma che lavoro offre una nonnina? Le ambasciatrici, le poetesse, le giornaliste, la direttrice del museo archeologico forse non hanno ancora dato il meglio. Ma le altre?

Una operaia di fabbrica arrivata ai 60 sogna da tempo di starsene ai fornelli a tormentare la nuora che non sa fare un uovo fritto. Il rendimento della nostra operaia non fa che diminuire, il direttore del personale si arrovella per trovarle un posto che finga di tenerla occupata.

L’insegnate di latino o matematica al liceo dopo un 35 anni di sfinimento stenta a tenere a freno la classe, il suo fuoco interiore spento, soffre di qualche malanno. La sua ora di lezione fa solo perdere tempo agli studenti, che pagheranno il prezzo di questa inefficienza se continuano gli studi.

Avete mai osservato le code agli sportelli di un ufficio postale? Il tempo di servizio risulta direttamente proporzionale alla età della impiegata. Una impiegata a venti anni ti sbriga in un tempo tre volte inferiore rispetto alla collega di 60. Senza contare che la giovane viene pagata meno.

Infine ma non ultimo, la nonnina che non lascia per la pensione, non libera il posto alla nipotina disoccupata.




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21 settembre 2011

QUESTO SPIEGA MOLTE COSE

 Tempo addietro, e non poco, Achille Cislaghi , gentiluomo napoletano e abile commerciante di cristallerie e ceramiche, fu fatto diventare imprenditore industriale per forza col pubblico denaro da non so che Cassa o Ente di Sviluppo e Salvataggio.

Achille e soci rilevarono a Salerno uno stabilimento dismesso per l’imbottigliamento della Coca Cola e ne fecero una fabbrica di tazzine, tazze e piatti, in materiale ceramico o qualcosa del genere. L'argilla materia prima veniva importata dalla Germania e forse serviva anche a convertire qualche capitaluccio da lire in marchi.

Imbroglio chiama imbroglio, la linea aerea di trasporto delle bottigliette di Coca Cola fu mantenuta, e spacciata per linea di trasporto dei pezzi in ceramica, ma era inattiva e occorreva fare attenzione a non sbatterci la testa contro. L’argilla importata dalla Germania dava luogo a pezzi di elegante disegno, una volta formata e cotta in forno. Spiccava la linea chiamata con fantasia Fondo di Bosco, ma tutta la produzione aveva qualcosa in comune, i pezzi si sbeccavano subito con l’uso. La fabbrica era obsoleta negli impianti e nel macchinario, aveva eccesso di manodopera e difetto di tecnologia rispetto ai concorrenti, suppongo che questo venisse chiamato Creazione di Posti di Lavoro.
Nessuno mostrava segni di ansia, non i finti azionisti, non i sindacati, non i dipendenti a parte i pochi buoni, men che mai le banche e il consiglio comunale.

La Ceramica Casate di Salerno, così si chiamava, presto scivolò, tutti i dipendenti finirono in Cassa Integrazione e infine in qualche modo gli si diede una pensione.




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