.

  SAPODILLA [ SATIRA E RACCONTI BREVI di J G Sapodilla ]
EU
         

Buy eBook

 

 

SAPODILLA - RACCONTI su Ipad e Android

 

         

 

ASCOLTA I RACCONTI DI SAPODILLA Gli Alberi di Arance e Limoni

 

Vi racconto la storia di Joe Smith, Joe era stato il miglior meccanico della Akme, la fabbrica per ricambi di trattori, fino a quando non era stato trasferito al reparto spedizione, per sostituire il tipo che se ne andava. Joe se stava solo tutto il giorno a riempire scatoloni di ogni tipo che caricava sul camioncino fino all’ufficio postale. A Joe non piaceva per niente il nuovo lavoro, ma poi si era reso conto che in ogni cosa esiste un lato positivo.

 

 

 

Ascolta i racconti di Sapodilla

 

 

http://store.kobobooks.com/search?Query=sapodilla

 

 

 

 

 

 

 

 


11 agosto 2015

Messa Cavallonia nel ‘700

Si raccontano infinite storie di affetto ed amicizia tra il contadino e le sue bestie. Come la storia di quel contadino talmente affezionato alla sua cavalla, che quando gli muore vuole farle celebrare una messa dal suo amico prete, e quest’ultimo, per accontentarlo, nella celebrazione mattutina incomincia a parlare in latino con frasi strane e sibilline. La funzione religiosa, tra lo stupore dei suoi colleghi che non riescono a capire, finisce con una benedizione in dialetto che fa pressappoco così: “Peronia, peronia, messa cavallonia, per carlini trenta sia benedetta l’anima della iommenta, per carlini cinquanta sia benedetta l’anima di tutti quanta!” (Pregate, pregate per questa messa dedicata ad una cavalla, per i trenta carlini ricevuti sia benedetta l’anima della giumenta, sia benedetta inoltre l’anima di tutti gli altri che hanno dato i rimanenti venti carlini). In effetti, come ebbe a dire al sagrestano che gli chiedeva spiegazioni, aveva detto un messone che valeva pè tutto lo mentone (mucchio), cioè, con una sola messa corposa, aveva soddisfatto le esigenze del padrone dell’animale e degli altri parrocchiani, che avevano richiesto altre messe.




permalink | inviato da SAPODILLA il 11/8/2015 alle 14:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



28 giugno 2015

Lola

‘Poi ho avuto modo di conoscere un pappagallo, nella Sierra. Era una femmina e si presentava ogni mattina all’ora della colazione per rubarmi l’uovo fritto. A me non piaceva l’uovo fritto, non lo mangiavo, lo facevo portare apposta. Lo dovevo mettere in un mio piattino, perché gli indios mi avevano detto che non lo avrebbe preso dal piatto grande di portata, non ci avrebbe provato gusto, a lei piaceva rubare le uova fritte. Dovevo far finta di volerlo mangiare davvero l’uovo fritto, solo allora lei arrivava e me lo soffiava dal piatto. Se cercavo di riprenderlo dal becco, lei volava via con l’uovo appeso di fianco. Si chiamava Lola.’




permalink | inviato da SAPODILLA il 28/6/2015 alle 7:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



5 maggio 2015

The Revenge of Patricia Hardy

The Revenge of Patricia Hardy “Doctor Cowson, a visit for Mr. Homeless.” Mrs. Teapot has spoken in a reproach tone, completely unsatisfied in not seeing Shylock Homeless in the study. A bewitched Cowson welcomes a woman in her forties, full of fascination, Her allure is undeniable. He is eager to offer her his services. “Mr. Homeless will meet you in a moment. Perhaps you might tell me the motive that has led you here.” “My name is Patricia Hardy. Mr. Homeless and I have a friend in common, Lady Astoria Windermare. She told me me about him. The motive of my visit resides in Mr. Hardy, my husband.” “I am very sorry, really, but I do not believe that we will be able to help you, Mrs. Hardy. Unfortunately Homeless has decided to stop the operations as far as it's in the elimination field. It is a business that does not suit his deductive abilities, it diminishes him, in the end it is something too material.” “My dear Cowson, I have no intention of eliminating Mr. Hardy. On the contrary, I would like to have him all for me. But what's this horrible creaking? as of a little bird, an innocent creature, who is being tortured by an infamous individual.” “ It's Mr.Homeless practising the violin. I am informing him at once a visitor is waiting for him.” Caught up at the conversation, they have not noticed that Homeless has stopped playing and is behind them.




permalink | inviato da SAPODILLA il 5/5/2015 alle 5:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



19 aprile 2015

Voglio fare l’Odalisca

Voglio fare l’Odalisca Questo freddo e questo vento Sono proprio un gran tormento. Accidenti anche al convento. Che ti piglia suor Franziska? Voglio fare l’odalisca- Voglio dieci bei vestiti E la torta coi canditi. Chi ti ha dato i tacchi a spillo? Ma li ha dati frà Cirillo. Mi fa sempre i regalucci Per tenere lontani i crucci. Non lo sai che poi a quest’ora Gira Madre Superiora? Che lavar ti fa le scale E mangiare senza sale? Che nessuno si stupisca Voglio fare l’odalisca. Il beato Calimero Si fuggì dal monastero. E la brava suor Pagnotta Non si mise a far ricotta? Questa storia del cilicio Pare proprio un sacrificio Voglio avere le mutande Come fanno tutte quante. Ai fratelli francescani Si strapparono i calzoni? Prendi l’ago e fa il cucito Che mi buco sempre il dito. Prigioniera in quattro mura A capare la verdura Svelta corri giù in cucina A spennare una gallina. Che qualcuno mi gradisca Voglio fare l’odalisca.




permalink | inviato da SAPODILLA il 19/4/2015 alle 20:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



2 aprile 2015

La Vittima Sconosciuta

L’espressione del volto di George Page si fa intenta e interrogativa, l’ospite ha saputo quali corde toccare. La sua ostinazione per combattere quelle che egli ritiene ingiustizie è un argomento di discussione che si accende sempre quando egli entra nelle aule dei tribunali, dove tutti lo temono come avversario quasi invincibile. Quelli che lo conoscevano a fondo erano consapevoli del fatto che avrebbe potuto avere successo in qualsiasi altro campo avesse tentato. Nelle aule dei tribunali arrischiava conclusioni che nessun altro penalista si sarebbe azzardato a tentare di dimostrare. Egli era ormai famoso per i casi di omicidio nei quali riusciva a far assolvere anche gli imputati che l’accusa riteneva di avere ormai messo per sempre dietro le sbarre. La sua logica tagliava come un coltello ben affilato, i suoi assistenti nelle aule dei tribunali impallidivano quando egli affrontava il giudice con una richiesta di assoluzione, che pareva quanto meno improbabile. Ma chiedere la clemenza del giudice e le attenuanti gli sarebbe parsa una offesa alle sue capacità e, infine, una cosa che lo avrebbe annoiato. Ottenere l’assoluzione del suo cliente era per lui una droga e quasi sempre riusciva nell’intento. La sua specialità consisteva nel fornire una ricostruzione attendibile del delitto, ma del tutto diversa da quella fornita dall’accusa, riusciva così a insinuare il dubbio nella giuria. I suoi avversari dovevano riconoscergli una incredibile abilità nello studio dei dettagli. ‘Sembra quasi che il delitto lo abbia commesso tu, George, invece del tuo cliente‘, gli aveva detto una volta un rappresentante dell’accusa al termine di una di queste stupefacenti ricostruzioni del delitto in aula. ‘Ti assicuro che siamo entrambi innocenti’, era stata la candida risposta di George Page. Egli aveva un segreto. La sua conoscenza dell’animo umano si era spinta oltre il limite consueto. Più volte, parlando con un suo cliente accusato di omicidio, che si riconosceva colpevole solo a lui, aveva scoperto che l’assassino era di elevata statura morale e intravisto in questo cliente un irrinunciabile dovere nell’assassinare la vittima e forse anche un freddo piacere. Non ha forse diritto di uccidere i colpevoli, un uomo che si vede tradito dalla moglie e dal suo socio fidato, lasciato all’improvviso senza denaro, amicizia, affetti? non ha diritto di uccidere i colpevoli, un uomo la cui vita è rovinata dalle calunnie? George Page era perfettamente consapevole che in molti casi un uomo non riesce ad avere giustizia. Quest’uomo deve rinunciare a rispondere alle offese, anche quando queste sono gravi e i colpevoli certi senza dubbio? Quando un suo cliente era condannato per aver commesso un omicidio in circostanze che lo giustificavano, egli provava il dolore che si prova nel perdere un amico. A poco a poco, caso dopo caso, egli aveva accettato il principio che in determinate circostanze un delitto è un diritto dell’offeso e forse anche un dovere morale, ma non sapeva che un giorno ne avrebbe tratto le conseguenze. Era accaduto sul campo di golf, un suo avversario aveva ascoltato con grande interesse le sue teorie sull’omicidio giustificato dalle circostanze e poi aveva avuto parole di apprezzamento per il suo polso fermo. Erano diventati amici. Col tempo George aveva intuito che il suo amico ricopriva un qualche incarico molto delicato nei servizi della corona, finché un giorno non si era sentito dire qualcosa di veramente inatteso. http://www.amazon.it/La-Vittima-Sconosciuta-J-Sapodilla-ebook/dp/B00B2VBY4W




permalink | inviato da SAPODILLA il 2/4/2015 alle 12:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



30 marzo 2015

The Unknown Victim

While Gloria played the jealous woman, George thought how little he knew about her. Lady Gloria Hannox revealed almost nothing about her past, her life. She had pleaded George to be sympathetic, not to ask her questions that would elicit memories. She confessed only to having lived for years in the Middle East, before returning to London driven by circumstances and nostalgia. George appreciated her way of life. She was not one of those attractive but boring women who want to spend time going to the theatre, shopping for clothes, showing her new hat at the races and always asking questions about this and that. To George, Gloria was a lonely woman, her maid and chauffeur her only apparent company. And she never asked about his family and George volunteered little information. Maybe one day they would talk about many things but not now, because George was serving His Majesty and therefore he must be discreet. And finally, George was more interested in her long blond braid than in her past.




permalink | inviato da SAPODILLA il 30/3/2015 alle 6:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



16 febbraio 2015

L'ultimo voto contro

I RACCONTI DI SAPODILLA IN TUTTI I MIGLIORI EBOOK STORE L'ultimo voto contro tutti, a Novosibirsk. 08/12/2005 La prossima domenica ci saranno le elezioni nel consiglio della regione. Questa è l’ultima volta che possiamo votare 'Contro Tutti'. Abbiamo avuto questa possibilità di votare 'Contro Tutti' nelle schede per quindici anni. In certe città all’Estremo Oriente Russo la gente ha votato 'Contro Tutti'. anche 10, 12, 15 volte di fila. Quando vince 'Contro Tutti' le elezioni sono ripetute un’altra volta, ma nuovamente tutti i candidati che si presentano sono ladri, corrotti o incapaci. Ora il potere ha capito che tutti gli elettori sono scontenti, e non credono a nessuno, e fra uno o due anni a ogni elezione il «Contro Tutti» vincerebbe sempre. La situazione esprime che il nostro paese è malato profondamente e pesantemente. Il sistema del potere negli ultimi tredici anni si è basato sulla menzogna. Gli scopi veri dei politici sono diversi da quelli proclamati. I motivi veri sono creare le condizioni per rubare sempre di più e farsi rieleggere ogni volta. I giornali fanno credere che sono elezioni normali, di fatto dietro alla finta competizione ideologica alla tv o sui giornali, c’è completamente un' altra lotta: la lotta del partito al potere «Russia unitaria» per fare campagna a favore dei suoi candidati e lasciare niente agli altri. Una metà del Consiglio viene eletto con votazione personale, un' altra metà con gli elenchi dei partiti. I partiti sono cinque: Russia Unitaria; Patria (il partito-filiale della «Russia unitaria»); il Partito Liberale-Democratico (è il partito del buffone Girinovskij, il quale era indipendente fino a quest’anno, ma si è venduto al partito del potere ed ha messo persone venali a capeggiare la sezione a Novosibirsk; infine i Comunisti e l’Unione delle Forze di Destra (democratici). Sono pochi partiti che rappresentano gli interessi reali, o hanno una ideologia, che non sia farsi rieleggere e impadronirsi della fonte di buoni guadagni. È strano, ma devo riconoscere nei Comunisti della Russia Nuova l’unica forza connessa col popolo. Sì, sì, non ho votato e non voterò per loro, ma gli altri partiti vivono la loro vita senza svolgere la funzione principale, la connessione fra i gruppi sociali e il potere. Purtroppo i Comunisti sono rimasti legati a una ideologia inaccettabile. Il sistema attuale del potere ha cercato di indebolirli, corromperne i membri, rendere malferma la loro disciplina, è riuscito spesso a farlo. Il potere era aperto nei primi anni '90, ma è diventato sempre meno collegato al popolo, ha chiuso le vie e le possibilità di dialogo. Il meccanismo del voto contro tutti era uno strumento per modificare il sistema di potere, ma quest’anno il potere ha fatto un nuovo passo per allontanarsi dal popolo. Credo che nella Russia di oggi si possono cambiare molte cose, tutta la storia degli ultimi quindici anni lo insegna, ma è oscuro per me cosa si deve fare. Fra tre giorni voterò Contro Tutti ed è molto probabile che Contro Tutti vincerà, e questo sarà un segno per il potere.




permalink | inviato da SAPODILLA il 16/2/2015 alle 9:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



27 gennaio 2015

Ivan

Sul Treno per il Mar Nero Il tempo passa veloce e piacevole in un treno, se i passeggeri si raccontano storie. Sapete, quel tipo ubriaco mi ricorda mio cognato Ivan Igorovich di Pietroburgo. Pietroburgo ne ha conosciuti tanti di tipi come lui a Pietroburgo. Tipi che si ritrovano disoccupati oppure i loro affari vanno al diavolo. A casa li guardano come uno che non porta un soldo e mangia. Tipi che cominciano a bere e se ne vanno in giro fino a quando non arriva l’inverno. Per questo Ivan ha comprato il biglietto del treno per Mosca. Ivan si è presentato a Mosca dal suo amico Andrej; ma non lavora e sta cercando di passare invalido e percepire la pensione per il resto della vita. Andrej gli ha fatto conoscere una donna che vive sola con la figlia avuta da un precedente matrimonio e Ivan si è subito trasferito da lei, che per ora rimane ignara del fatto che a Ovest il suo Ivan ha moglie e due figli. Adesso Ivan Igorovich ha una vita tutta sua, che i tipi come lui non hanno avuto coraggio di cercare per uscire dal labirinto nel quale sono entrati. http://www.amazon.it/Armand-Margherite-J-G-Sapodilla-ebook/dp/B00C7CT6GI




permalink | inviato da SAPODILLA il 27/1/2015 alle 16:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



20 gennaio 2015

L'Offesa al Conte Pompei

- Servo vostro, illustrissimo mio signor Capitano. Il Cancelliere Giovanni Augusto Tarvisino muove la testa come per un accenno di inchino al suo superiore, il Capitano di Verona, ma sorride e non appare intimorito dalla convocazione peraltro attesa, i due sono legati da forte amicizia. - Giovanni, ti sono grato per la premura di venire subito nel mio ufficio. Passerai il Natale con il tuo cavallo, lontano da casa. Devi partire ora. - La ragione? -Un uomo è stato ucciso a colpi di pugnale a Illasi, come sai. Il Massaro del paese è venuto da te a far denuncia, tu stesso me ne hai fatto avvertire qualche ora fa. - E mandi me per una indagine su un affare di nessun conto? La neve continua a coprire tutte le strade e i sentieri, ci vorrà più di un giorno a cavallo per salire fino a Illasi, col rischio che il mio cavallo scivoli sul ghiaccio e addio a Giovanni Augusto, e questo per un bravaccio pugnalato perché ha offeso una contadinotta, o qualche sordida storia di pochi denari. - Devi starmi a sentir bene, Giovanni, l’ucciso era un tale Gregorio Griffo, uomo d’arme e di fiducia del conte Girolamo Pompei, che gode la stima del Doge. Non era un bravaccio da strada e nessuno del paese avrebbe osato solo affrontarlo. Devi indagare, mi serve la tua abilità nell’interrogare, la tua prudenza nel dimenticare le risposte se occorre. Su quest’uomo pugnalato a morte potrebbero correre voci, che non si sa fin dove potrebbero arrivare. Queste voci devono essere ascoltate e riferite o messe a tacere. - E se quel pugnale dell’assassino mi fosse mandato incontro per mettere a tacere me? - Forse incontrerai la menzogna, la paura, cercheranno di sviarti, ma non oseranno oltre. L’assassinio del mio Cancelliere lascerebbe macchie di sangue sulle mani di persone che ne dovrebbero rispondere direttamente al Doge di Venezia. - Dunque, mio signor Capitano, il pugnale che ha ucciso quest’uomo a Illasi appartiene a un sicario venuto da fuori, che appartiene a un mandante. - Giovanni, ho dato ordine che ti sia predisposta ogni cosa per il tuo viaggio. Mandami presto una relazione, mi saranno fatte domande alle quali devo dare risposte.




permalink | inviato da SAPODILLA il 20/1/2015 alle 12:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



21 dicembre 2014

L’Anima che Dormiva in una Scatola di Cartone

Quando il sole mi svegliava all’alba attraverso la grande porta finestra a quattro ante senza le tende, me ne andavo a piedi verso la stazione della metro Ottaviano, tra le sei e le sette del mattino, passando per la Chiesa delle Grazie. Arrivato quasi alla fine di via Candia, incontravo lei, la donna in nero, nella sua scatola di cartone. Impossibile che sopravvivesse al freddo delle notti. Era solo la sua anima. Non l'ho mai incontrata in quello stesso posto in ore diverse dal primo mattino. Al risveglio si spostava in altre strade. Non prendevo la metro, invece scendevo da un ingresso anonimo per una scaletta interna in una pasticceria senza insegna, ove trovavo cornetti e krapfen prodotti nel loro laboratorio e venduti quasi a metà prezzo. La qualità era del tutto accettabile, anche se non al livello sublime della mia panetteria, che si vantava di farine francesi; non tutte le mattine si può avere tutto. Me ne compravo sempre quattro pezzi assortiti e me ne tornavo contento a casa, al ritorno se fosse passato un autobus ci sarei salito per un paio di fermate, senza pagare il biglietto. Le quadriglie degli storni erano in volo canterino dalla prima luce. I clienti di quella pasticceria erano in maggioranza stranieri, passeggeri della metro per andare al lavoro. ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Potassio in agguato. Potassio vestiva sempre con una maglietta celeste e calzoncini corti celesti, forse sarà stato questo particolare a tradirlo. Nascosto in un portone aspettava il passaggio del tram a Piazza Strozzi. Non era stata una buona idea cambiare il percorso del Tram numero 8 e costringerlo ad attraversare Piazza Strozzi, con due strette curve all’entrata e all’uscita, dove il tram verde composto da due vagoni doveva rallentare quasi a fermarsi. Lo stratega Potassio conosceva questi punti deboli del tram, lasciava passare il primo vagone per non essere visto dal conducente, ma al passaggio rallentato del secondo vagone usciva felino dal portone e posava esperto un sacchettino sul binario prima dell’ultima ruota. Con un orribile boato la ruota faceva esplodere la innocua miscela esplosiva che riempiva il sacchetto. Il conducente, costretto a fermare ogni volta il tram, scendeva, osservava, minacciava l’aria con la barra di ferro per azionari gli scambi, infine sconfitto e furioso risaliva e andava. -------------------------------------------------------------------------------------------------- Il Gioco del Calcio. Attirati da misteriosi richiami, la banda dei venti o trenta ragazzi e ragazzini si ritrova nella discesa del garage, per la prima volta vedono un televisore in bianco e nero. Campionato mondiale di calcio, finale Svezia-Brasile a Stoccolma. La banda ondeggia, si stringe, si allunga e si accorcia, i più piccoli cercano di passare avanti, nel tentativo di distinguere i giocatori che sono ombre sfumate tra scariche elettromagnetiche. Il pallone corre veloce, più svelto delle telecamere, ma non quando viene attratto dal piede magico di Garrincha, l’ala sinistra, punta del Brasile. Il pallone si riposa mentre Garrincha a metà campo danza sinuoso di fronte al terzino difensore della Svezia. Ma ora nel piccolo schermo nuvoloso si vede solo il terzino, dove sono finiti Garrincha e il pallone? Sono lontani, nell’area di rigore della Svezia, volati via insieme come due colombi, sorridono al portiere della Svezia. ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Tutto Finisce Qualche Volta Male. Presto vedremo i campi di calcio in plastica. Le ragazze pompon suoneranno la trombetta per fermare il gioco ed entrare in campo: pubblicità dello sciroppo. Gli spettatori saranno pagati per riempire gli stadi e il regista della tv li comanderà a insultare, applaudire, fare la hola, invadere il campo. C'era una volta il gioco del calcio e non si potevano sostituire i giocatori infortunati. Quando si infortunava il portiere, tra la disperazione dei tifosi e la vergogna degli avversari, il centravanti indossava la maglia nera col numero uno. Tra grandi applausi il portiere si avviava agli spogliatoi e il centravanti a difender la porta. Il massimo del brivido si poteva ottenere quando poco dopo si fosse azzoppato un terzino avversario. Il difensore veniva spedito all'ala sinistra ove se ne stava trascurato. Troppo trascurato. Ecco che riceve un lungo lancio in contropiede di alleggerimento, riesce a stoppare col petto, percorre come Milziade i cinquanta metri che lo separano dalla porta, segna il primo e ultimo gol della sua carriera. Questo era il gioco del calcio e voi che non lo avete visto non sapete cosa è la gioia di sognare.




permalink | inviato da SAPODILLA il 21/12/2014 alle 4:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



18 dicembre 2014

La Grulla

D'altro canto / Che accade intanto? / Da tutt'altra parte intanto la Grulla/ Davanti allo specchio balocca e trastulla/ Troppa ciccia ho nel sedere/Forse meno dovrei bere/ Sono troppo ahimè incostante/ Mi van strette le mutande/ Per mangiarmi un pollo crudo/ Or vò fuori a culo nudo/ Mi ha insultata Filomena ‘Sembri proprio una balena Mangi troppo di lasagne E financo di castagne Dopo un kilo di marroni Ti saltarono i bottoni’ Io cammino troppo poco/ E mi mangio pure il cuoco/ Nelle sere disperate/ Mi divoro sei cassate/ Se mi vengono i malori/ Fò rimedio coi cannoli/ Per i troppi biscottini/ Mi stan stretti anche i calzini/ A dieta a dieta/ Una foglia o due di bieta /Voglio uscire, voglio uscire! Passeggiare e dimagrire/ Or mi scelgo le scarpette/ Queste no, son piccolette/ Metto questa di gonnella/ Che la vita mi fa snella/ /Voglio uscire, voglio uscire! /Passeggiare e dimagrire/ Or mi metto i tacchi a spillo/ E saltello come un grillo.




permalink | inviato da SAPODILLA il 18/12/2014 alle 14:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



27 novembre 2014

Mancha Negra

Mancha Negra non sapeva di aver commesso un errore, l’ultimo nella sua vita allegra e spensierata. Le forme di quella donna erano state una attrazione fatale. Dopo che Eustaquio, il marito della donna, gli aveva tirato un colpo di fucile nella notte, aveva deciso di tenersi alla larga dalla piccola fazenda. Per fortuna ho la pelle dura, si era detto in quel momento, ma la notte giù in riva al fiume aveva sentito l’odore della femmina, il sudore della sua pelle, e si era mosso. Eustaquio sapeva di ave commesso un grave errore. Non avrebbe mai dovuto sposare Maria Ichuzena, quella donna non gli era piaciuta dal primo momento, era stupida, troppo bassa di statura anche per una india, la pelle emanava sempre cattivi odori, ma gli serviva un aiuto nei lavori e non voleva pagare qualche fannullone. Eustaquio si era rivolto al missionario per avere una donna rispettosa e robusta, il prete gli aveva portato Maria Ichuzena. Non abbiamo altro per ora Eustaquio, ma sono sicuro che sarai contento, Maria è una donna che lavora e non sperpera il denaro. Invece erano subito cominciate le liti furiose. — Non avrei sposato un maiale come te, se non mi avesse costretta mia madre. — Tieni la bocca chiusa e bada alle galline. Le galline erano la ricchezza e la fortuna di Eustachio, ne possedeva a decine oltre ai maiali. Pedro Lizandro il vicino di Eustaquio aveva un problema, non gli piaceva lavorare, ma non aveva terre e neppure galline. Per qualche settimana se ne era stato zitto a sentire le liti dei novelli sposi, poi era passato all’azione. Una mattina che l’odore delle focaccette fritte di Maria era più avvolgente del solito, Pedro si era avvicinato e l’aveva chiamata Orchidea della Sierra, poi se ne era tornato a casa con le focaccine. Maria Ichuzena aspettava la notte, quando il marito dormiva esausto e ubriaco, in silenzio la donna entrava nella stia delle galline, torceva il collo a cinque di loro, una la portava a Pedro Lizandro le altre quattro le gettava al di là del recinto. Mancha Negra in attesa fuori del recinto non riusciva a farsi una ragione, questa santa donna, senza che ne avesse il dovere, tutte le notti gli procurava quattro gallinelle. La donna lo aveva attirato a sé con pazienza, mettendogli una gallina tra il fiume e il recinto, sempre più vicino. Eustaquio cercava di rimanere freddo, era uno che sapeva leggere e scrivere, mise una fascetta numerata alla zampina di ogni gallina, la mattina le pollastre venivano messe in fila e contate. Oggi manca la sedici, mancano anche la ventuno e la ventidue, la trenta è sparita con la sessantasei. Maria alzava le spalle con un sorrisetto mesto al marito. Eustaquio aveva verificato ogni maglia del recinto, aveva cercato di mettere in trappola il vicino. Ma che se ne poteva fare Pedro Lizandro di cinque galline al giorno? Infine il nostro Eustaquio aveva compreso che era opera diabolica, si era fatto la croce e si era deciso a rivolgersi alla chiesa. Domenica. La lattina di Incacola, piena di vino bianco, non aveva interesse in questa storia e se ne stava sul gradino della chiesa, accanto al missionario, quest’ultimo scaricava la pipa, quando vide le braccia agitate di Eustachio. Per un attimo il buon missionario perse la fede e fu tentato di maledire colui che viene a turbare la pace, ma vide il cesto coperto da un panno bianco che Eustaquio portava e decise di pregare per l’anima sua. Sia pure di origini e cultura tanto diverse, i due erano fatti per intendersi. Fu stabilito che il missionario si sarebbe nascosto di notte nel capanno accanto alle galline per esorcizzare il demonio. Eustaquio comprò la verità con un cesto di cinquanta uova fresche coperte da un panno bianco. Il giorno dopo. Magdalena Villareal y de Asuncion, una delle migliori porcelle di Eustaquio, si voltava di tanto in tanto ansiosa verso la fazenda, strappando la cordicella che Eustachio le aveva messo al collo per trascinarla. Quando i due passarono davanti alla scuola, il missionario non riuscì a fermare i piccoli monelli indios, che corsero fuori a tirare pietruzze sui fianchi dell’animale. La porcella prese a saltellare ribelle, ma Eustaquio le mostrò la giusta via a calci nel culo, il che dimostra quanto profondo fosse il legame tra i due. Di buon animo Eustachio e Magdalena arrivarono al cantiere della Ferrovia. Poncho, il magazziniere della Compagnia Ferrocaril, vide arrivare suo cugino Eustaquio e la porcella, si chiese quale dei due fosse l’animale, ma sorrise a entrambi.




permalink | inviato da SAPODILLA il 27/11/2014 alle 5:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



16 novembre 2014

Niente Divorzio

Chi sono i Clements? Dopo anni di matrimonio, né felice né infelice, i Clements ne hanno abbastanza l’uno dell’altra. Divorzio in vista in casa Clements? E come la mettiamo con casa e roseto? Per metà è stata comprata con la dote di Wendy, per metà Peter sta ripagando il prestito alla banca. E come la mettiamo con l’automobile, due ruote per uno? E come la mettiamo col capanno e la barca da pesca? Ai Clements piace andare a pesca, una delle poche circostanze in cui si sopportano. Wendy è stufa di cucinare, lei sogna di andare quasi tutte le sere al ristorante cinese o coreano con le amiche, alzarsi tardi la mattina, invece di dover mettere su il caffè alle sette quando suona la sveglia. Lei vorrebbe scegliersi i programmi preferiti alla televisione, senza interferenze sportive. Ultimo ma non meno importante, la brava donna non è mai stata una tipa molto calda, diciamo così, col passare degli anni la sua temperatura non ha fatto che abbassarsi e le attenzioni insistenti del signor Clements dopo cena le sono diventate insopportabili. Peter Clements non riesce a farsi venire in mente quando e perché ha conosciuto Wendy e l’ha sposata. Pensa che potrebbe andarsene a giocare a poker con gli amici tutti i fine settimana, senza sentire quella voce lagnosa sulla porta “oh, Peter, se non buttassi i nostri soldi al poker, potremmo comprarci una macchina nuova come i nostri vicini”. Infine Peter deve risolvere il problema della sua nuova giovane segretaria, che di tanto in tanto si dimentica di mettersi le mutandine, lasciando sperare che le cose si mettono bene. Invece lei riunisce il pollice e l’indice della mano sinistra a cerchio e sorride. Per dirgli siamo d’accordo Peter? No, il suo messaggio è niente anello niente giochini e giochetti. La segretaria di Peter ha tracciato ben chiaro il cammino: primo divorziare da Wendy, secondo sposare lei, terzo lei lascia il lavoro per via che una tipa con le cosce come le sue è sprecata a scrivere lettere e rispondere al telefono. Peter si è fatto quattro conti e i conti non gli sono tornati. Lui dovrebbe rinunciare alla casa col roseto, pagare gli alimenti a Wendy, mantenere Dolly come nuova moglie, scriversi le lettere da solo. Non se ne parla, non a questo modo. Pur di liberarsi di Peter, Wendy ha pensato di trovarsi un lavoro, ma c’è stata incomprensione tra lei e quella stupida negra dell’agenzia.




permalink | inviato da SAPODILLA il 16/11/2014 alle 18:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



18 ottobre 2014

Agenzia dell'Addio

Siete mai stati lasciati da una ragazza? Ne avete mai lasciata qualcuna? Sicuramente almeno una di queste due esperienze le avete provate e altrettanto sicuramente non sarà stata una cosa piacevole. A volte si arriva a un punto in una relazione in cui è impossibile andare avanti. Non per qualcosa che è successo, ma piuttosto per una incompatibilità di fondo. Ti arrovelli per giorni, chiedendoti se sia solo una crisi passeggera, se si possa salvare ancora qualcosa. Ma niente, non se ne parla, è tutto finito. E stavolta ti arrovelli su cosa dire, come dirlo e quando farlo. Passano i giorni, passano le notti e proprio non ti vengono le parole giuste. Poi finalmente ti trovi faccia a faccia con l'ignaro partner e pensi che preferiresti essere a casa a leggere un libro o sistemare il rubinetto che perde, piuttosto che dirle, o dirgli, come stanno le cose. Non pagheresti qualcuno per occuparsi della faccenda? Ebbene, qualcuno ci ha pensato! L’Agenzia dell’Addio finalmente ti solleva da questa noiosa incombenza e con una piccola spesa. Con la Tariffa Economica puoi scegliere tra due opzioni: ‘Ti lascio, ma restiamo amici’ oppure la più drastica ‘Lasciami in pace’, entrambe comunicate via telefono. Con la Tariffa Lettera l'agenzia si premura di scrivere all'interessato una lettera per tuo conto, seguendo le tue indicazioni e i tuoi desideri. Infine Con la Tariffa Visita viene offerta la soluzione più efficace: l'agenzia invia un incaricato sul posto, ufficio o abitazione dello sfortunato partner, per comunicare la tua decisione. Da notare che si può scegliere anche il tono della conversazione, che può andare da ‘delicato’ a ‘senza pietà’. Il recupero degli oggetti personali e dei regali viene trattato separatamente. Il pagamento è anticipato e il cliente deve fornire una classificazione sul potenziale di violenza ed irritabilità del partner abbandonato.




permalink | inviato da SAPODILLA il 18/10/2014 alle 10:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



2 ottobre 2014

Il re era disperato

Il re era disperato, cosa avrebbero pensato gli ambasciatori, se si serviva loro brodo di dado? E se la principessa avesse indossato ciabatte di pelle di pollo al loro cospetto? Avrebbero pensato a una mancanza di riguardo e poteva perfino scoppiare una guerra contro il suo regno. Ecco i motivi per cui il re pregava tutto il giorno che un principe venisse a chiedere sua figlia in sposa. Il regno del re, padre della principessa capricciosa, era molto grande e ricco, al suo confine viveva il principe povero nel suo piccolo regno. Il principe povero era molto orgoglioso e molto famoso, perché era l’ultimo discendente di una famiglia di guerrieri, che avevano sempre vinto tutte le battaglie contro i nemici. Tutte le giovani principesse nei dintorni speravano che il principe povero venisse a chiedere la loro mano, ma non la principessa capricciosa. Il vento aveva portato in giro la voce che il re non poteva sopportare i capricci di sua figlia e si domandava ansioso quando sarebbe arrivato un pretendente a lei gradito. Infatti, la principessa rifiutava ostinata tutti i pretendenti con mille scuse: questo ha baffi troppo lunghi, quello odora di tabacco, e mandava via tutti.




permalink | inviato da SAPODILLA il 2/10/2014 alle 12:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



8 settembre 2014

I Porcelli Mancanti

Al mattino che segue , i porcelli escono in fila e si fa la conta, purtroppo la prima settimana del mese, o l’ultima, ne manca sempre uno. Ho disposto turni di guardia la notte alla porta e ti assicuro che neanche un porcello smilzo può essere asportato dalle finestrelle, senza farne prima salsicce. Mio caro Homeless, nessuno qui a Tripplewood ha dimenticato la straordinaria abilità con la quale hai smascherato gli allevatori disonesti alla Competizione Annuale della Porcella Larga. (E vi prego di accettare il mio invito a far parte della giuria anche quest’anno), Nessuno qui ha dimenticato il caso della porcella gonfiata con l’azoto prima della gara; o il caso del concorrente che poggiava il gomito sulla bilancia. Ti aspetto al più presto a Tripplewood Oliver Algernon Everybottom




permalink | inviato da SAPODILLA il 8/9/2014 alle 15:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



11 settembre 2012

Cocaina e Pomodori

 

Allegro Israele. Cocaina e Pomodori
Copyright J G Sapodilla 2011
 
Mussah lavora come aiutante in un negozio di frutta e verdura.
- Ehi, oggi sono passato a comprare cetriolini e pomodori, ma Mussah non si è visto.
-  Infatti non lavora più in quel negozio di frutta e verdura.
-  Mi spiace, se ha perso il posto di lavoro. Mussah ha un talento unico nel saper scegliere il cocomero giusto nel mucchio, non ne trovi in giro tipi che lo sanno fare. E’ stato mandato via per qualche motivo?
- Piuttosto si è dovuto licenziare.
-  Forse il proprietario del negozio non gli vuole riconoscere un aumento di salario? Problemi del genere?
-  Ma no, il fatto è che il proprietario sniffa la droga e voleva che Mussah gli tenesse compagnia
-  Ma dimmi, Mussah è un nome arabo?
-  Si, giusto.
-  E il proprietario del negozio è arabo?
-  Ebreo.
-  Un ebreo che vuole sniffare cocaina con un arabo?
-  Non ti va? Dopotutto la ragazza di Mussah è una giovane ebrea convertita all'Islam per motivi personali, a Primavera si sposano al villaggio arabo di Mussah.
-  Il rabbino che dice di tutta questa storia?
-  Il rabbino mica può stare dietro a tutti.
In conclusione sarei dovuto andare al villaggio arabo, alla festa degli sposi Mussah e Yael, la ragazza ebrea che si converte per amore. Ma ho perso la mia occasione, quando Yael ha cominciato a dire che Mussah è un fannullone e un ubriacone, come fanno di solito le donne.
Mussah ha preso male tutta la storia, ma poi ha trovato un lavoro in un supermercato.




permalink | inviato da SAPODILLA il 11/9/2012 alle 14:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



4 agosto 2012

OLDSMOBILE

 

Oldsmobile
Qualcuno mi ha rubato l’automobile.
Humberto ha fatto di corsa la strada fino al posto di Polizia e tiene appoggiate le mani sul bancone del sergente per riprendere fiato. Il sergente si alza in piedi, posa il giornale e guarda Humberto.
− Per dio, mi hanno rubato l’automobileeee.
− E’ un affare serio, devo avvisare il colonnello Garcia – dice il sergente. Si sentono scricchiolare le sue scarpe sui gradini che portano al piano superiore.
− Colonnello, il signor Humberto dice che gli hanno rubato l’automobile.
− Fallo arrestare, mettilo in prigione − ordina il colonnello senza smettere di osservare Conchita a passeggio dall’altro lato della strada. La gente deve smettere di farsi rubare l’automobile e poi venire qui a romperci l’anima e riempire moduli.
Il sergente rimane immobile in mezzo alla stanza.
− E’ il signor Humberto Velarde, colonnello.
− Ah, Humberto, certamente. Vedi il mio cappello, sergente?
Il colonnello scende amabile i gradini. Humberto è un amico di famiglia, si dimentica sempre dove ha lasciato la sua Oldsmobile.
− Mi hanno rubato l’automobile.
Il colonello si esibisce nella sua parte preferita, l’umorismo surreale
− Sei venuto qui con la tua automobile? Prova a vedere se non è parcheggiata fuori.
Humberto si gira e se va, può contare ancora sull’aiuto della famiglia.
Il colonnello si torce un baffetto
− Ahi, Humberto. Forse hai lasciato la Oldsmobile al teatro di fronte all’uscita delle ballerine.
Di mio nonno, che io chiamavo Papapa, tutto si può dire ma non che non fosse distratto. Papapa era molto orgoglioso di questa distrazione, sapeva che sarebbe diventato uno scienziato o un inventore, se le circostanze fossero state diverse, e la distrazione era la prova. Tutti i grandi scienziati e inventori sono molto distratti, caramba.
 
Gli capitava sempre qualcosa. Un giorno esce con la sua Oldsmobile verde per comprare il pane. Quando viene fuori dal fornaio, va a comprare il giornale. Era domenica, una domenica di sole, Papapa se ne torna a casa inebriato dal profumo dei fiori e dai cinguetti degli uccellini di primavera. E così, dopo un piacevole mattinata a leggere notizie, mangiare pane e tamales con caffè, Papapa viene a pranzo con tutti noi. Quando ci alziamo da tavola, Papapa decide che non sarebbe una cattiva idea andarcene in automobile a prendere un gelato o un milkshake in quella famosa gelateria che era rimasta la stessa dagli anni Cinquanta. Ma quando siamo fuori l’automobile non c’è. Papapa si mette le mani sopra la testa
− Qualcuno mi ha rubato l’automobileee.
Ma nessuno di noi si agita e Papa, suo figlio, gli chiede in che posti è stato la mattina. E dopo qualche giro intorno al fornaio, ritroviamo la Oldsmobile dimenticata la mattina.


 




permalink | inviato da SAPODILLA il 4/8/2012 alle 20:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



22 luglio 2012

Sigaro Avana

 

Sigaro Avana
Mi ero fermato solo per accendere il sigaro nel modo giusto, ma la ragazza non lo poteva sapere, aveva pensato che l’avessi vista nascosta dietro la siepe e mi era venuta incontro. La sua valigia sfondata e rattoppata aveva trascinato la ragazza e il suo vestitino corto color giallo canarino fino allo sportello della mia limousine scoperta.
− Portami dove ti pare aveva detto.
Mentre saliva le avevo guardato i fianchi. Lei aveva sorriso contenta.
− Mi chiamo Maria.
Una pioggia improvvisa mi aveva trasformato in un pesce bollito. Il caldo faceva evaporare le gocce che rimbalzavano sulla strada. Le moto si erano fermate sotto i ponti. La ragazza aveva cominciato a cantare una storia di banane fritte nello sciroppo di zucchero.
− Siamo arrivati al distributore di benzina. Puoi fare quello che ti pare per dieci minuti. − Le avevo aperto lo sportello senza scendere.
− Devi spegnere il sigaro. − Mi rispose. E prese con sé la valigia, perché voleva cambiarsi. Mi ero messo il sigaro spento nel taschino della camicia, con cura, prima di scendere davanti alla pompa. Dopo il pieno di benzina, avevo riacceso il sigaro e mi avviavo verso il bar in cerca della ragazza, quando la vidi uscire. Ma non era sola, due tipi uscivano con lei, il primo le teneva un braccio, l’altro portava la valigia. Entrai nel bar per bere qualcosa col ghiaccio.
Il barista raccontava a tutti di nuovo la storia: i due tipi della centrale di polizia si fermavano sempre a mangiare qualcosa a quest’ora, il loro piatto preferito erano le salsicce arrosto con patate e birra fredda inglese. Uno dei due aveva visto il rigagnolo denso rosso scuro che usciva dalla valigia. Lei molto gentile aveva spiegato che era suo marito fatto a pezzi. Aveva detto che era scesa alla fermata dell’autobus nella strada per seppellire la valigia nei campi, ma faceva caldo e prima voleva rinfrescarsi.
Poi il barista mi aveva osservato con sospetto.
− Ehi, signore, deve spegnere il sigaro, qui dentro non si può fumare.
 
J g sapodilla***




permalink | inviato da SAPODILLA il 22/7/2012 alle 18:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



29 settembre 2011

Il controllore Talleyrand

 

Ai viaggiatori che muovono dalla stazione Termini alla volta di Fiumicino con la navetta express di trenitalia, che li conduce all’interno aeroporto, capita talora una grande fortuna, incontrare il fantasma del principe di Talleyrand, travestito da controllore.

Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord, detto anche semplicemente Talleyrand, 2 febbraio 1754 – Parigi, 17 maggio 1838, appartenente all'illustre Casato dei Talleyrand-Périgord, fu principe, vescovo e politico. Servì la monarchia di Luigi XVI, poi la Rivoluzione francese nelle sue varie fasi, l'impero di Napoleone Bonaparte e poi di nuovo la monarchia, questa volta quella di Luigi XVIII, fratello e successore del primo monarca servito.

Inappuntabile nella divisa stirata, gli occhialini cerchiati in oro pendono sul panciotto, il principe controllore ritira i biglietti ai viaggiatori e constata, scotendo il capo senza rancore, che in massima parte non sono stati obliterati nella apposita macchinetta obliteratrice collocata negli appositi spazi. Incorrono nel peccatuccio soprattutto i viaggiatori stranieri. Famoso per la frase con cui congedava i suoi gendarmi ‘soprattutto non metteteci troppo zelo’ Talleyrand non applica la prevista multa di euro tanti e quanti, ma ritira il biglietto colpevole, se lo ficca in saccoccia e tira avanti, indi sparisce.

Che cosa ne fa Talleyrand di questi biglietti, ancora buoni per essere rivenduti a un altro passeggero? Pare ne faccia grazioso omaggio alla regina Maria Antonietta, per la sua collezione di biglietti del treno e ricette di brioche.

J G Sapodilla




permalink | inviato da SAPODILLA il 29/9/2011 alle 15:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


sfoglia     giugno       
 







Blog letto 111709 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom