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  SAPODILLA [ SATIRA E RACCONTI BREVI di J G Sapodilla ]
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27 novembre 2010

IL GOVERNO DEL FARE MALE, ma non del tutto


 


Bolkenstein, chi era costui per portare onere e onore di cotanto nome? Un Bolkenstein o due avranno messo le armi in campo durante la guerra dei Trenta Anni, da una parte o dall'altra? Avranno essi corso le Fiandre e la Vallonia forti nei cuori, intrepida e diritta la spada?  Io credo di si e a buone ragioni. L'ulimo dei rapolli Bolkenstein nella Storia e' Commissario nella Commissione Europea non molto tempo da oggi trascorso, se dico bene. Insomma egli e'come una sorta di ministro nel governo dell'unione europea, (dio salvi l'euro e le frontiere aperte). Questo nostro Bolkenstein non ha l'aria invero del guerriero, piuttosto di un rubizzo rotondo e rubicondo appassionato amante delle tagliatelle di vero grano duro fatte a mano e asciugate con calma all'aria, in attesa del compagno, il fiasco introvabile di vero Chianti. Ma mal si avvisa, chi di un un Bolkenstein lo interno ardire ignora. Pensate cosa  questo buon signore propone al Parlamento Europeo. Cheto cheto egli propone l'abolizione degli Ordini professionali nazionali, e ogni altra licenza o permesso limitato alle frontiere nazionali per esercitare arte o mestiere. Pareva cosa ovvia, siamo cittadini europei e vogliamo andare a operare dovunque garrisce il vessillo con le stelle bianche in campo blu, cantando e sonando l'inno alla gioia d, i Beethoven. Pareva cosa ovvia, ma i paurosi,e dietro la Volpe e il Gatto, non ne furono contenti, primi fra tanti gli avvocati dei tribunali italiani, la categoria piu' protetta da rete e recinti, furbissimi tra i furbi. Contro Bolkenstein le streghe evocarono il diavolo della perdita dei posti di lavoro, della disoccupazione peste nera per l'Europa. I giornali non facevano che parlare dell'idraulico polacco, che  sarebbe venuto a riparare i rubinetti delle fontanelle di Versailles rubando il lavoro ai poveri francesi, Bolkenstein fu sconfitto dal Parlamento Europeo e vinse il nostro ricordo. Ma tali e tanto sconci sono i privilegi degli avvocati italiani che un nostro governo ne sente vergogna e ne abolisce qualcuno. Ne diamo esempi: Vengono abolite le tariffe obbligatorie,gli avvocati si possono fare concorrenza. Vuoi litigare con la tua banca? Hai strangolato con tua suocera e ti hanno scoperto? Lo studio legale Acme ti offre i suoi servizi a prezzi imbattibili. E'ammessa la promozione della qualita'. Sei in lite col condominio? Temi che se fai causa si andra' avanti per venti anni? Lo Studio Legale Aida e Nabucco ti propone azioni rapide a prezzo concordato. L'ordine degli avvocati tenta di arginare, minaccia di espulsione i signori iscritti che fanno concorrenza 'sleale' o fanno promozione non 'consona'. Ma la diga comuncia a sgretolarsi a tutto vantaggio del popolo italiano, al quale ricordiamo che l'ordine degli avvocati esiste solo in Italia, inventato dal Duce Benito Mussolini, splendido in queste trovate per tenere sotto controllo tutti. Il governo che abolisce taluni privilegi degli avvocati e' quello che precede il presente, dal quale ci si attendeva altri colpi di piccone nella direzione della liberta'. Attesa malriposta, il governo ora in carica vuole restituire i privilegi tolti.
 
p.s.

Leggo che il guardasigilli in carica propone il tentativo
 obbligatorio di conciliazione tra i litiganti, sena la presenza di avvocati.
E' una proposta ottima, le parti in causa non riceveranno illusorie promesse dai rispettivi
avvocati, potranno farsi una ragionevole idea di cosa aspettarsi se non trovano
un accordo. Ci saranno molti processi in meno.
 Indovina chi e' contrario alla proposta.




permalink | inviato da SAPODILLA il 27/11/2010 alle 18:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa



7 maggio 2010

AVVOCATOPOLI

 

La madre di tutti i problemi del nostro sistema giudiziario è che di fatto o di diritto giudici, pubblici ministeri e avvocati sono intoccabili. E non è che ai cancellieri gli puoi fare molto.

Tra i giudici ve ne sono di eccellenti, fieri della loro indipendenza, che usano la loro testa e l’ hanno buona, ma ve ne sono di pigri, di corrotti, e di cretini.

MAI ANDARE DALL'AVVOCATO

Sei molto irritato col tuo avvocato, che la mena per lunghe in combutta con l'avvocato
della controparte. Decidi di telefonargli, di andare a trovarlo e dirgliene quattro. Non farlo !
L'avvocato ti farà spallucce infastidito e continuerà a fare il suo comodo, anzi più di prima per darti una lezione. Ci manca anche che i clienti si ribellino ai loro avvocati. La tua causa in tribunale mai finirà, mai.
Ma non è finita. Nella prossima parcella che ti arriva trovi a dovergli pagare la telefonata e la visita.
Ti ribelli? Peggio. Ti arriva una ingiunzione di pagamento avvalorata, si dice così, dal parere dell'Ordine degli Avvocati. Su che si basa questo parere? Diamine dalla dichiarazione del tuo avvocato.
Pensate che io sia un bugiardo? Non credete a questa buffonata? Male .
Oh, dimenticavo il più bello. Essere beffato, e pagare per giunta la beffa, non ti va giù. Decidi di rivolgerti al tribunale per farti ragione. Sopresa. Non puoi farlo. Lo deve fare un avvocato per te. Tu vai nello studio di un secondo avvocato e gli esponi sdegnato l'ingiustizia. Sorpresa. Hai torto. Secondo Avvocato ti guarda e scuote il capo, compulsa codici e pandette, scuote il capo, prende le tabelle e computa, scuote il capo. Hai torto marcio, non farmi perdere tempo. Bisogna sempre pagare gli avvocati, che storie nuove son queste. Me ne dimentico sempre una. La madre di tutte le buffonate. Ricordi che il tuo primo avvocato ha una ottenuto una ingiunzione di pagamento contro di te? Credi che per far questo abbia dovuto a sua volta rivolgersi a un avvocato? Ma neanche per sogno: Primo avvocato incarna la legalità e può fare l'avvocato di se stesso.
Naturalmente, ti puoi appellare all’Ordine degli Avvocati, il quale aprirà un procedimento di cui saprai nulla, perché gli atti della setta sono segreti.

PROCESSO A GIOVANNI

Magari nell’anno 2010 le cose vanno meglio rispetto all’ Aprile 2003, quando i seguenti fatti si svolsero.

Apro la porta piano piano, non sarebbe ancora orario d’ufficio ma entro lo stesso, per meglio dire mi affaccio a mezza porta sapendo di essere in colpa. Ed essere in colpa da queste parti non è una buona idea.

“Mi scusi..”

Mi sono così rivolto a un signore dall’aria austera, sobriamente vestito di grigio e con cravatta rossa a righe bianche. Per un attimo mi viene il sospetto che sia il giudice, il Gup Angelini come è scritto sulla porta. Vista la sua aria austera ma non malvagia sono tentato di istinto di perorare la mia causa. Sa signor giudice, so che lei non ci crederà, ma sarei innocente. Aria Austera non è il giudice, è un impiegato arrivato in anticipo, spinto chissà da quali dolori e angosce insopportabili fuori di casa. Aria Austera accetta le mie scuse, mi fa cenno di entrare, mi rammenta che sono in anticipo sull’orario di apertura degli uffici e purtuttavia egli è disposto a favorirmi.

“Mi scusi Aria Austera, vorrei fare una copia del mio fascicolo.”

Bokassa City.

Non è stato mica facile arrivare fino all’ufficio del Gup Angelini, settimo piano stanza 228 Edificio C. Forse quinto piano, non è essenziale. Ho fatto tutto il corridoio dell’Edificio C, ho chiesto, ho minacciato, ho guardato i cartelli. Mi hanno mandato prima all’Edificio A, con il che durante il tragitto credo di aver preso nota di cosa c’è nell’Edificio A , non si sa mai. Spinto da falsi amici e dall’intuizione, che è sempre una bella cosa però.., dopo taluni rigiri sono tornato all’ Edificio C, nel quale dopo salite e discese sono pervenuto all’ufficio del mio Gup. Volete sapere la strada nel caso fosse anche il vostro Gup? Primo non ve lo dico, siete imputati dovete soffrire. Secondo ogni notte cambiano i cartelli.

Torniamo da Aria Austera.

Aria Austera è un impiegato malvagio, come ora si vedrà. Precisamente è diventato malvagio dopo che gli è venuto un colpo, come si dice, in ufficio. Dal colpo fortunatamente si è riavuto, ma non è mai stato più lui. Ha preso a odiare tutti quelli che gli capitano in ufficio, in quanto colpevoli nella sua mente frastornata di avergli fatto venire un colpo. Questa malvagità di Aria Austera non è poi tanto riprovevole, a pensarci bene, in quanto la maggior parte di quelli che gli entrano in ufficio sono avvocati.

Ricordiamoci che sono qui per vedere il mio fascicolo, fornisco nome cognome, numero di questo e numero di quello. Aria Austera non ci pensa neppure a guardare nei computer, lui ha il librone del preside con le righe nere.

Trovato il mio nome sul librone rilegato mi esprime tutto il suo disappunto.

“Qui il fascicolo non c’è, non ci può essere perché risulta il rinvio a giudizio, il fascicolo è stato portato dal giudice monocratico Ambrosia.”

Chiaro.

Il giudice monocratico Ambrosia sta qui di sotto, quinto piano stesso edificio, esci a destra riprendi l’ascensore.

Aria Austera mente, il mio fascicolo è qui da lui.

Il giudice monocratico.

Il giudice monocratico è il giudice unico che per risparmiare finalmente tempo e soldi fa tutto da solo, come in America, niente giudici a latere, uno a destra e uno a sinistra, insomma. Dici monocratico e respiri l’aria del Conte di Montecristo, fortezze cupe, pene malvage ai tristi. Il giudice monocratico è una figura nuova è questo ovviamente comporterà alcuni problemi. Un problema serio è quello della sigla abbreviata di denominazione. Abbiamo per esempio il Gip giudice per le indagini preliminari. Poi abbiamo il Gup giudice dell’udienza preliminare. Per il monocratico ancora nulla, suggerisco Gim oppure Guru giudice unico rinvio udienza, ma non ne faccio una malattia. La sigla del pubblico ministero è Pm, facile. Il mio pubblico ministero si chiama Cipolla, quando ci penso mi viene da piangere, ma per altri motivi. Forse il Pm e il Gip sono la stessa cosa oppure no, oppure nel senso che si uniscono in una entità ideale come il Padre e lo Spirito santo. Vi terrò informati.

Rinvio a giudizio.

Il mio rinvio a giudizio non mi coglie di sorpresa. Non perché sia colpevole, non facciamo i furbi andiamoci piano. Il fatto si è che all’udienza preliminare non ci sono andato, sicuro che questa udienza non si tenesse per lo sciopero degli avvocati penalisti annunciato seriamente dai giornali. Succede sempre così, tu vai all’udienza, magari ci fai un viaggio perdi un giorno, niente, gli avvocati sono in sciopero, rinvio. Tu non vai all’udienza e sei perduto e rifritto, ti trovi contumace e rinviato a giudizio, per quante balle il pubblico ministero abbia cacciato negli atti dell’istruttoria. E poi queste udienze preliminari devono essere una noia, infatti gli accusatori, l’altra parte insomma, sono esentati dal presentarsi. E io che faccio mi difendo e mi accuso da solo? Il lupo perde il pelo ma non il vizio, l’abitudine di fare una istruttoria per dimostrare a calci e spinte che uno è colpevole, invece di cercare i fatti, sarà dura da perdere, anche perché richiede gente capace.

Torniamo al mio fascicolo.

Al piano di sotto, dal giudice monocratico dove mi ha mandato Aria Austera, il mio fascicolo non si trova. E se non si trova qui e neppure al piano disotto egli e segno che è in transito. L’incubo m’assal. Dovrò dunque fermare tutti i carrelli in ogni piano, agli edifici A B C? Ma via no, mi spiega Gentil Cancelliera del giudice monocratico, in transito vuol dire che sta nella Cancelleria Generale o nella Cancelleria Particolare. Forse i nomi delle cancellerie non sono proprio questi, ma non è realmente importante. Mi chiedo se anche Bismark avrà avuto tante cancellerie. Ma non c’è tempo per pensare bisogna proseguire. Trik trak, Edificio A, Edificio B, Edificio C, no ho sbagliato, di nuovo Edificio A, almeno credo. Insomma sono alla Cancelleria Generale. Alla Cancelleria Generale l’impiegata Cuor Gentil, mi dice non sono le nove e mezza ancora ma dai entra lo stesso. Fruga che ti rifruga il mio fascicolo non c’è. Cuor Gentil mi dice che forse dovevo andare da Aria Austera. Le parlo a lungo di Aria Austera, di come porta la sua cravatta unta e consunta senza un lamento e senza un rimprovero, ma anche del fatto che egli il mio fascicolo dice proprio di non averlo, anche se forse un giorno l’ebbe. Ma allora, conclude Cuor Gentil, se qui non c’è, da Aria Austera non c’è, dal monocratico neppure, non resta che la Cancelleria Particolare. Un, due, tre, quattro, quinto non si da avrebbe dedotto Anghingonisto filosofo e logico di Locri. Dov’è la Cancelleria Particolare? Quinto piano Edificio B. Esci, giri a destra, prendi l’ascensore, esci dall’ascensore, prendi il corridoio non da questo verso ma da quello. Quasi quasi facciamo una telefonatina laggiù, dico a Cuor Gentil. Come stanno i bambini, avete mica visto per caso un fascicolo. E qui Cuor Gentil mi guarda sorpresa e si da ad amari e alti lai, ai compagni volta. Ecco vedete, noi l’accogliamo cinque minuti prima delle nove e mezza, perdiamo tempo a cercare questo fascicolo che il mentecatto sostiene essere qui, gli spieghiamo infine dove andarsene in pace ed ora egli vuole abusare della nostra generosità. Capisco che è tempo di ritirarmi, carico dei sguardi inimici di una buona ventina tra cancellieri e apprendisti apro la porta e men vò. Ma come disse quel tale si può anche dire me ne vado.

Vi risparmio le pene dell’oscuro tragitto fino alla Cancelleria Generale, tanto ormai sapete come va questa cosa.

Voglio solo fermarmi un attimo a creare un posto di lavoro effettivo. Disoccupato napoletano pieno di fantasia dove sei? Vieni qui, offriti da guida. Dove volete andare, alla Sezione Quinta? Un euro e vi porto io, vi servono anche le marche da bollo?

La Cancelleria Particolare.

E siamo alla Cancelleria Particolare, speranza ultima dea. Alla Cancelleria Paricolare c’è la signorina Aria Seccata, dietro un vetro. Francamente nessuno avrebbe un’aria divertita a starsene tutto il giorno dietro a un vetro, senza che mai un’anima allegra venga a chiederti qualcosa davvero interessante.

Aria Seccata compulsa il suo computerino e dice qui il fascicolo non c’è, provi…Una mano imperiosa le spegne le ultime parole sulle labbra, la mano è la mia. Qui alla Cancelleria Particolare sono alla frutta. Inutilmente Aria Seccata cerca di mandarmi via, che ella mi chiami il capo le dico, su questo chiodo mi impicco. Aria Seccata mi dice va bene e passi da quella porta. Dietro a quella porta ci sono i tubi dell’acqua calda, ma alla fine il capo lo trovo. Il capo è un buon ragazzo e, stranamente per questi luoghi, è un essere umano efficiente. Mentre stavo a chiedermi perché qui i tubi del riscaldamento li mettono dietro le porte, il bravo capo con una telefonata ha risolto. Il fascicol mio sta da Aria Austera, ovvero dal mio Gup Angelini, colà talune brave donne m’attendono. E poiché gli gnomi perfidi non hanno fatto a tempo a spostare quell’ufficio, non ho ormai difficoltà a ritrovarlo. Entro di nuovo nella Stanza 228 da cui mi partii, ma stavolta senza timori e timidezze. Come se gli spiriti dei corridoi, suoi antichi amici, lo avessero avvisato del mio ritorno, Aria Austera m’accoglie a braccia aperte. Parmi cogliere un impercettibile lampo sardonico nei suoi occhi. So cosa sta per dirmi. Dai giochiamo ancora a trova-fascicolo, ti mando al bar, ti dico che il fascicolo è sotto le brioches. Il cuore mi direbbe di contentarlo, ma la ragione ha motivi che il cuore non comprende. Qui chiudono all’una e ho anche un treno da prendere. Hai fatto abbastanza per me fratello. Mi dirigo verso le brave donne che m’ hanno bello e messo il fascicolo su una scrivania, con tanto di sedia. Il fascicolo è smilzo. Donde sono le prove adulterate che devono inchiodarmi, i testimoni compiacenti dell’inquisitore, le calunnie di chi m’accusa.

“Saranno nel fascicolo del Pm, bisogna andare a vedere lì.” Sono state le brave donne a parlare.

E così ci sono due fascicoli, uno giallo e uno rosa. Ma io ne ho le tasche piene, per questa volta almeno basta.”

Ehi, un momento, dove state andando, adesso devo avere una copia di questo fascicolo.

Tre copie già ci sono.

In realtà nel fascicolo ci sono già tre copie di tutto e quindi io sogno che una copia sia per me. Molto gentili. Ma non è così.

“Non ci sono copie per l’imputato.” Dicono Brave Donne. E il tono pare aggiungere adesso ci mettiamo anche a preparare copie per ogni pezzente che viene qui.

La regola dice che dovrei chiedere il permesso di fare le copie, andare, aspettare taluni giorni, provare a tornare. Ma Brave Donne mi vogliono favorire, per cui le cose vanno molto più semplicemente come segue. Compilo modulo richiesta. Do modulo a Brave Donne che se ne fanno una copia. Vado all’ufficio Non-So-Cosa (NSC) prendo il numeretto e mi metto in coda allo sportello. Quando sono il primo da servire, l’impiegato mi fa il conto di quando devo pagare. Eccoti i soldi. No ci vogliono le marche. Dammi le marche. No, le marche devi andarle a comprare al Sale e Tabacchi. Scendo. Mi perdo tre volte. Risalgo con le marche all’ufficio NSC. Riprendo in numeretto, rifaccio la coda. Sono di nuovo primo allo sportello, davanti all’impiegato. Fare vedere il numeretto. Eccolo. No, non va bene, devi dare il numeretto di prima. L’ ho buttato via. Ah, ma forse la domanda era questa. Si, la domanda era quella, la fortuna aiuta gli audaci che buttano i numeretti di prima. Mi si applicano le marche e mi si rimanda da Brave Donne, in uno stato di ansietà. Brave donne hanno già fatte le fotocopie per me. Dio le benedica.

Tirati a lucido.

Sono belli eleganti, tirati a lucido dai capelli alle scarpe. Come i ballerini dell’Opera di Vienna a Capodanno. Sono i marescialli che lavorano alla Caserma di Burgo alla Basilica. Quel che è notevole è che sanno fanno fare di tutto dal dirigere il traffico al Giro D’Italia alle indagini giudiziarie. Meglio, diciamo che gli fanno fare di tutto. Ora non è che in una indagine giudiziaria da quattro soldi uno possa pretendere Sherlock Holmes o Hercule Poirot, purtuttavia almeno un detective con le bretelle e il cappello all’indietro, come nei film americani, sarebbe desiderabile. Il maresciallo incaricato delle indagini nel processo a Giovanni, che sarei io, si chiama Darmato. Ora non è che Darmato sia in cattivo ragazzo, solo che è permaloso, nervoso, secondo me è anche insicuro però non sono affari miei. Io faccio l’imputato, che ci badino gli altri. L’ultima volta che mi telefona a Darmato ho dovuto dirgli di no. Voleva ancora giocare a Dichiarazione-di-domicilio, un gioco abbastanza stupido, che dopo una volta viene a noia. A malincuore ho dovuto dirgli di no, sapevo che gli sarebbe dispiaciuto, ma proprio non ero in condizione di poterlo accontentare, altri impegni altrove. E difatti Darmato si è dispiaciuto, peggio di un bambino tradito dai compagni di gioco, molto peggio direi. Sentite cosa mi dice.

“Ti mando a prendere dalla squadra catturandi, ti faccio legare al paraurti e ti trasciniamo qui.”

Ma via, sono cose da dirsi a un imputato.

In un processo non sei sicuro di niente fino alla sentenza, ma la mia intuizione è che Darmato non abbia cavato un ragno dal buco nelle sue indagini, anche perché ha guardato nel buco sbagliato, e queste minacce non sono altro in fondo che un modo di chiedermi aiuto. Oppure devo pensare che sia nervoso per i fatti suoi. Sia come sia, ve lo dico ancora una volta e poi basta, questa abitudine che sia l’imputato a dover risolvere i vostri problemi ve la dovete togliere.

L’armadio chiuso

Giugno 2004. Da quando trovarono un giudice spaurito dentro un grosso armadio metallico le cose vanno meglio al Palazzo Giudiziario di Bokassa City, un poco meglio non molto. Come avvenne l’incidente? Sulle porte dell’armadio c’era incollata una freccia di cartone dipinta il pennarello rosso e una scritta che diceva ‘Sezione 17 Edificio B’. Il giudice distratto aveva pensato che l’armadio conducesse al suo ufficio, quindi s’era dato da fare per sollevare il pesante maniglione e si era tuffato dentro. L’armadio si era richiuso da se e il maniglione gli si era scattato dietro, un numero imprecisato di fascicoli gli era piombato addosso e aveva messo in luce un buio cunicolo cosparso di altri fascicoli. Per il cunicolo il giudice si era avventurato consumando un fiammifero dietro l’altro, arrivato in fondo era tornato indietro nell’armadio e s’era messo a studiare i fascicoli, rilevando alla fioca luce non pochi errori formali e di sostanza. Questi benedetti colleghi, per non parlare degli avvocati. Per tutto il giorno lo si era cercato, alla fine avevano fatto fiutare le sue sentenze ai cani e rotta una parete del cunicolo a colpi di piccone lo avevano infine salvato.

Da quel giorno è stata data una sistemata ai cartelli e cartellini indicatori, perdere ci perde sempre ma almeno ci si ritrova in un tempo ragionevole.

*****

IL GIUDIZIO DI SALOMONE. Un classico aggiornato

Ricordate il famoso giudizio di Re Salomone?
Due donne si presentano recando un neonato.
Tutte e due pretendono di averlo partorito.
Re Salomone ordina di tagliare il neonato in due, metà a ciascuna.
La vera madre implora la grazia e si dice disposta a rinunciare.

Quelli erano i tempi della Bibbia. Ma se la scena si fosse svolta nella Roma di oggi,
con i tempi biblici dei processi attuali?

*********

Re Salomone rinvia

- O Salomone,Gran Re dei Giudei, mi sia resa giustizia.
Questa vipera sterile ha succhiato il mio sangue.
E' entrata di nascosto nella mia casa e ha preso il mio figlio dalla culla.
Ora pretende che mio figlio sia suo, quando tutti sanno che il suo utero
è ricolmo di sabbia del deserto.- Così parla la prima donna.

- O Salomone, Signore di tutti i popoli, Re delle tribù di Palestina,
questa donna è pazza furiosa, vuole rubare il frutto maturo del mio albero.
Vuole prendersi con l'inganno e false parole il mio unico figlio.-
Così parla la seconda donna.

Salomone seduto sul trono nella Sala delle Udienza fatica a controllarsi,
serra la mano attorno alla coppa di vino e miele,
guarda adirato il capo delle guardie.

- Ma chi le ha fatte entrare queste due? -

Il capo delle guardie allarga le braccia.

- Mio signore, hanno preso a morsi e graffi le guardie, due furie.-

Salomone alza la mano a farlo tacere.
Ci penso io, sono o non sono il Grande Re dei Giudei.

- Che volete voi due? -

Salomone cerca di imporre la sua autorità alle due donne.
Ma le due furie non gli badano e gridano in coro.

- Giustizia, grande re. -

Salomone scuote la testa e picchetta con la mano destra
sul bracciolo d'oro del trono.

- Voi due date i numeri. Quale giustizia? dove vi credete di stare.
Prima di tutto vi dovete nominare un avvocato, poi saranno presentate le istanze,
poi verrà fissata l'udienza. Andate, andate.
-

Le due donne sono portate fuori.
Una delle guardie sussurra comprensivo.

- Meglio se vi mettete d'accordo. Salomone pensa solo a fare guerre
per prendersi le vergini schiave in Egitto. Date retta a me, lasciate stare.
La conoscete Sara, la cognata di Abramo?
Un mercante di Tiro le vendette una stoffa porporina che si stinge.
Stanno in causa da sette anni. -

Le due donne si guardano, si interrogano mute e incerte.

- Il bambino lo teniamo un mese per una.- Propone la prima.

-Tienimelo un attimo in braccio che mi tiro su una calza.- Le risponde la seconda.

*******

DAGLI AVVOCATI MI GUARDI IDDIO, CHE DAI NEMICI MI GUARDO IO

Solo in Italia.

Esiste l'Ordine degli Avocati con privilegi corporativi a danno del cittadino.

Solo in Italia.

In un processo civile sei obbligato a nominare e pagarti un avvocato, altrimenti il giudice ti dichiara zombie e contumace.

Solo in Italia.

In un processo penale devi avere un avvocato, altrimenti il pubblico ministero te ne sceglie uno.

Solo in Italia.

C'era una legge per la quale devi pagare l'avvocato non in base al lavoro effettivo e al risultato, ma in in proporzione al numero delle udienze, secondo un certo tariffario stabilito dallo stesso ordine degli avvocati. Per cui se in una udienza in tribunale gli avvocati delle due parti, avversari in teoria, nulla concludono e anzi rinviano con una strizzatina d'occhio, vanno pagati anziché prenderli a calci nel culo.

2008

NESSUNO MI TOCCHI CAINO e IL GUARDASIGILLI

NESSUNO MI TOCCHI IL GUARDASIGILLI MASTELLA

I DEMOCRISTIANI AVEVANO UN LORO MODO DI REGOLARE IL SISTEMA GIUDIZIARIO PENALE. UN MODO CHE ERA GIUDICATO ASSAI ASPRAMENTE, MA TENEVA IN CONTO LE PECULIARITA’ DI NOI ITALIANI.

Ogni due anni all’incirca i governi democristiani promulgavano una amnistia che tirava un colpo di spugno su beghe tra parenti, insulti sulle scale del condominio, ritardi e ignoranza nelle indagini e i giudizi.

********

NoN TI PAGo

Poco tempo addietro mi arriva una sorta di Cartella Esattoria. Il Tesoro mi chiama a raccolta. Chi mai osa chiedermi denaro? E’ la procura della repubblica di Roma, che, per i semplici di spirito, è il tribunale dei criminali. Quel che risulta chiaro dagli ampli fogli è il totale da pagare, un 5.000 o 10.000 euro, non ricordo. Ma io son un di quei tristi che dicono a se stessi ‘Prima indaga, poi paga. Semmai.’

-Pronto, tribunale di Roma, ufficio Condanne e Multe? Che storia è questa?

-La storia è che devi pagare.

-Ma io nulla ho mai saputo di questa condanna. Chi mai mi accusò?

-Eri contumace al processo.

-Ero contumace? Ma per pagare la multa mi avete trovato. Chi mi fatto causa?

-Non posso parlare. Devi venire qui di persona. Intanto bisogna pagare la multa.

-Ma io sto a cinque ore di treno.

-Puoi pagare da dove stai. Se vuoi sapere di più manda un avvocato.

-E l’avvocato che mando chi lo paga ?

-Tu.

Non ricordo le parole che ho detto da quel momento al telefono. Ma il succo della spremuta è il titolo della famosa commedia Non Ti Pago, e se mi fate mettere in viaggio vi porto cent’anni di guai:

Tira e spara, salta fuori che il nostro beneamato guardasigilli, in carica fino alla Quaresima del 2008, ha promulgato un editto in base al quale la multa è condonata. Dio benedica il guardasigilli.

Chi mi fece causa e perché ? Quel che so è che vi furono addirittura due processi. Nel primo fui addirittura assolto, sia pur contumace e senza avvocato se non qualche sbandato ruffianello nominato d’ufficio. Ma la parte offesa pretese, a quanto pare, il processo d’Appello nel quale fui condannato, il che non mi sorprende. Se i processi d’Appello confermassero la sentenza primitiva, chi mai vi ricorrerebbe? Quasi metà dei giudici e degli avvocati si troverebbe a rigirarsi i pollici, per non parlar dei cancellieri. Per il resto avendo poca voglia di dedicar tempo a questa storia, mai saprete per qual colpa fui accusato. Per quanto riguarda il mio accusatore, che sospetto sia un avvocato, se siete curiosi, mandatemi denari e indagherò.

******* 

La ballata dell'avvocato d'ufficio

La ballata del cantar salato

Ovvero dell'avvocato

Nominato difensor d'ufficio

E costretto a portar cilicio

Ma per davvero

Dal pubblico ministero

E che se mai ti difende

Subito se ne pente

In quanto mai più

Nominato è orsù

Qual dolce e bel pensiero

Ha il pubblico ministero

Che sol nel Bel Paese

Ti nomina a tue spese

Un difensor che inciampica

Col marchio suo di fabbrica

******


j g sapodilla   CHI TIENE LA CHIAVE?

Niente concorrenza.  Gli avvocati rivogliono il numero chiuso, per la loro professione. E chi tiene la chiave?

Gli avvocati rivogliono le tariffe minime obbligatorie. Niente concorrenza.

Gli avvocati non vogliono che altri avvocati facciano promozione dei loro servizi. Niente concorrenza.

Gli avvocati italiani godono di un privilegio unico al mondo, quando vai in tribunale devi avere per forza un avvocato, (con la piccola eccezione del Giudice di Pace per richieste fino a 5.000 euro). Non puoi cavartela da solo o con l'aiuto di tua scelta. Il libero cittadino italiano é suddito dell'Ordine degli avvocati, che esiste solo in Italia.

Gli avvocati avanzano richiesta dell'obbligo di avere un avvocato anche nelle cause di conciliazione e arbitrati. 

I cittadini avanzano richiesta di una imposta patrimoniale da esigere agli avvocati in base alla durata dei processi ove compaiono e comparvvero




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